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Caro Roberto, consentimelo, ma non sono d’accordo con te, con il tuo recente intervento su "Repubblica". Al corrompersi e all’emigrare un’alternativa c’è: è restare, resistere, combattere. Per noi ed i figli che speriamo di avere. Per l’onestà ed il senso del dovere che ci hanno insegnato e mostrato i nostri padri. Per quelle imprese libere e coraggiose che non si piegano, per quelle centinaia di migliaia di lavoratori che quotidianamente con sacrifici e sudore guadagnano il proprio stipendio (ed il proprio salario) in maniera onesta. Per la speranza, per l’esempio, fosse solo per la testimonianza. Quella testimonianza che non è nicchia di comodo ma urlare con dignità al mondo che non ha scuse per assistere immobile, perché un’alterativa c’è. C’è una generazione in questa terra che contro ogni moda, contro ogni calcolo di convenienza personale, ha deciso di ribellarsi. E ha scelto come strumento la militanza politica, quella con la “P” maiuscola, quella senza raccomandazioni, senza consulenze, senza incarichi di sottogoverno, senza compromessi. La politica della passione, del sacrificio, dello studio, dell’austerità. Quella politica che si scontra bilateralmente contro i pacchetti di tessere e contro la demagogia, contro un sistema di potere e contro uno di ipocrisia, contro l’illegalità e contro l’indifferenza. La politica di chi non sceglie le strade facili e gli slogan, di chi ci mette la faccia e ne accetta le conseguenze. La politica dei tanti ragazzi e ragazze che dicono: “Ci siamo”. Che non verranno mai eletti nemmeno nel consiglio comunale del proprio paese, perché con l’attuale sistema elettorale – salvo eccezioni – troppo spesso la preferenza unica è sinonimo di piacere e clientela. Che non hanno le conoscenze giuste per essere nominati in una lista bloccata o i soldi – o il prestigio – di famiglia per competere in un’elezione provinciale o regionale. Ma che hanno il merito, di cui sono fieri e orgogliosi, di togliere l’alibi all’ipocrisia del "tanto è tutto inutile”, alla vergogna del” tanto è sempre tutto uguale”, alla complice colpevolezza del “ma io che posso fare?”. No, caro Roberto. Alla nostra Regione e alle nostre Province non serve un commissariamento. Soprattutto se a produrlo dovrebbero essere le stesse classi dirigenti romane che vivono grazie al sistema che tu descrivi, grazie alle sue tessere, grazie ai suoi voti, grazie ai suoi soldi. Non è solo un problema di DDL intercettazioni, di condono o scudi fiscali. E non è solo un problema di “polizia”, come vuol far credere qualcuno. Se chi ci governa decide che l’Italia e il Mezzogiorno escono dalla scena europea, rassegnandosi ad un ruolo di comprimari e ad una visione del paese nel quale crescita è contrapposta a sviluppo, occupazione è contrapposta a diritti, la camorra vince. Se il governo attacca l’Articolo 41 della costituzione, riduce il campo e la sfera dei diritti sociali e dei lavoratori, se tassa la produzione e non la rendita, se blocca il credito, se annienta le politiche sociali, se distrugge la ricerca, l’innovazione, il sistema pubblico dei saperi, la camorra vince. Noi rimaniamo qui per dire e denunciare questo. E per dire e denunciare che al di là delle facili letture imposte da una certa stampa e dai sondaggi in queste terre è ritornata la politica degli anni ’70, anche in pezzi e settori del centrosinistra. Per dire e denunciare che l’unico cambiamento prodotto in Campania all’indomani delle elezioni regionali è stato il ritorno alla leve del potere degli ambienti politici, economici e sociali (e degli uomini) dei Gava e dei Pomicino, con tutto quello che ha significato e che significa. Per dire e denunciare che pretendiamo di sapere cosa sia la P3; quale sia il vero accordo di potere che sostiene la maggioranza di Caldoro in Campania; perché Sica sia stato nominato assessore; dove, perché, in quali stanze e per quali finalità vengono prese le decisioni per la comunità campana Siamo preoccupati, Roberto. Forse anche spaventati. Qualche volta ci sentiamo addirittura soli. Ma non siamo impauriti. Perché la nostra unica e volontaria alternativa è rimboccarci le maniche. Perché queste sono le strade, le città, la terra, alla quali apparteniamo. E che vogliamo riprenderci per restituirle – migliori – alle generazioni che verranno dopo di noi.
Michele Grimaldi Segretario Regionale Giovani Democratici della Campania

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