Grimaldi: i vecchi ostacolano i giovani PDF Stampa E-mail
Scritto da GD CAMPANIA   
Venerdì 03 Febbraio 2012 19:33


 
Comunicazione di servizio PDF Stampa E-mail
Scritto da GD CAMPANIA   
Mercoledì 01 Febbraio 2012 10:18

I problemi dovuti all'intrusione informatica subita in settimana sono stati risolti ed il sito internet ufficiale dei Giovani Democratici della Federazione di Salerno è finalmente riattivo!

Anche l'indirizzo email ufficiale dei Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , e il profilo facebook Giovani Democratici Federazione Salerno sono stati ristabiliti!

A breve sul sito e su facebook tutti i nuovi appuntamenti dei GD Salerno!

 
REGOLAMENTO dei GIOVANI DEMOCRATICI della CAMPANIA PDF Stampa E-mail
Scritto da GD CAMPANIA   
Martedì 31 Gennaio 2012 18:07

REGOLAMENTO dei GIOVANI DEMOCRATICI della CAMPANIA

Integrazioni approvate all’unanimità dalla Commissione congressuale regionale, a seguito della nota inviata dalla commissione congressuale nazionale in data 30 Gennaio 2012

Art. 1 - Il Congresso dei Giovani Democratici della Campania è convocato per i giorni sabato 10 e domenica 11 marzo 2012.

Art.2 – Il congresso dei Giovani Democratici della Campania sarà un congresso basato sulle tesi nazionali, consultabili sul sito www.giovanidemocratici.net

Articolo 3 – La Commissione congressuale regionale è la Commissione regionale di garanzia, ha compiti di garanzia e controllo sullo svolgimento dell’intero percorso congressuale ed è chiamata a far rispettare il Regolamento Congressuale in vigore dalla direzione di convocazione del Congresso Nazionale e dall’approvazione del presente regolamento.
La Commissione Congressuale regionale acquisisce tassativamente la platea dei delegati regionali entro e non oltre 24 ore dallo svolgimento dei congressi federali.

E' compito della commissione congressuale regionale provvederà alla verifica dell'esistenza e del funzionamento di tutte le commissioni congressuali provinciali.

E’ compito, inoltre, della commissione regionale inviare alle commissioni congressuali provinciali i moduli della raccolta dati e del modello di verbale per lo svolgimento dei congressi di circolo e provinciali.

Le commissioni provinciali per il congresso nominano i garanti per i congressi di circolo.

La commissione di garanzia regionale per il congresso nomina i garanti per i congressi provinciali.

Il garante per il congresso di circolo deve trasmettere il verbale del congresso e i risultati delle votazioni alla commissione provinciale di garanzia.

E’ compito delle Commissioni a tutti i livelli provvedere alla distribuzione in tutti i congressi di circolo, provinciali e regionali, dei documenti nazionali prodotti ed approvati dalla commissione congressuale nazionale.


Art. 4 - La Platea Congressuale è costituita da membri elettivi e di diritto.
Partecipano al Congresso come delegati di diritto:
* il Segretario e il Presidente Regionale
* gli eletti al CNSU iscritti nella regione;

Art. 5 – L’ assemblea regionale e’composta dai delegati eletti dalle assemblee provinciali.

Nei congressi provinciali i delegati all’assemblea regionale vengono attribuiti ai singoli documenti proporzionalmente ai voti assoluti presi nei congressi di circolo nell’intera provincia.

Per i delegati al Congresso Regionale si adotta la proporzione su scala provinciale di 1 delegato ogni 60 membri della Platea congressuale provinciale. (Il secondo delegato scatta a 91 iscritti, il terzo a 151, etc. etc.).
Valgono per la platea congressuale regionale la somma degli iscritti 2010 più i nuovi iscritti 2011 al 19 Dicembre, con l’eccezione della Federazione di Napoli, la quale, come da regolamento nazionale, gode di una proroga fino al 7 gennaio 2012.

Art. 6 – I Congressi di Federazione sono convocati dandone comunicazione alla commissione regionale di garanzia, e per conoscenza al segretario ed all’esecutivo regionale, con almeno una settimana di preavviso, indicandone durata e bozza di ordine dei lavori.

Eventuali cambiamenti di data o rinvii sono da ritenersi nulli se non comunicati con congruo anticipo.

Il livello regionale predisporrà l’invio di un garante.

I Congressi di Federazione potranno svolgersi fino al 4 marzo 2012.

Nei congressi provinciali i delegati all’Assemblea regionale e i membri della direzione provinciale vengono attribuiti ai singoli documenti proporzionalmente ai voti assoluti presi nei congressi di circolo dell’intera provincia.

L’assemblea provinciale e’ composta da tutti i delegati eletti nei congressi di circolo.

Le liste dei delegati al livello regionale dovranno vedere rappresentati entrambi i generi con una percentuale pari almeno al 40%, o subito inferiore o superiore nel caso di delegazioni dispari.
Eventuali sostituzioni nella lista dei delegati successiva all’approvazione da parte dei congressi federali potranno avvenire solo e soltanto in coerenza di genere e verranno indicati in una lista di delegati di riserva votata dai congressi federali stessi, su proposta delle rispettive commissioni elettorali.
Il garante dei congressi federali ha il potere di respingere la lista dei delegati qualora questa non dovesse rispettare le quote di genere.

Art. 7 – Nei congressi di circolo i delegati all’assemblea provinciale vengono eletti con il metodo proporzionale e del miglior resto in ragion dei voti ottenuti da ogni documento.

I congressi di circolo inizieranno una volta licenziati i documenti alternativi e dovranno svolgersi entro e non oltre il 4 marzo 2012.

I congressi di circolo non possono iniziare finche’ i livelli provinciali non avranno votato i rispettivi regolamenti provinciali e le rispettive commissioni congressuali.
Hanno diritto di voto nei circoli tutti gli iscritti ai GD nell’anno 2010 che hanno rinnovato la tessera del 2011 entro la data di convocazione del proprio congresso di circolo e tutti i nuovi iscritti ai GD al 19 dicembre 2011. Devono intendersi iscritti aventi diritto al voto nei congressi di circolo dei GD iscritti 2010 che rinnoveranno la propria adesione entro la data di convocazione del proprio congresso di circolo, ove esso risulti preventivamente costituito entro la data di approvazione delle anagrafi delle rispettive federazioni provinciali. L’elenco dei circoli costituiti nell’anno 2011 e le rispettive anagrafi approvate dalle rispettive commissioni di garanzia competenti e’ quello acquisito dalla commissione di garanzia regionale in data 13 Gennaio all’atto dell’approvazione definitiva delle anagrafi e fa fede ai fini della composizione della platea congressuale e per l’attribuzione dei delegati ai vari livelli.

In ogni congresso di circolo la Presidenza garantisce la presentazione di ciascun documento.

 

Art. 8 – Il Congresso regionale si apre con la votazione della Presidenza, delle commissioni Elettorale e Politica e dell’ordine dei lavori.
Si concludono i lavori con la votazione degli emendamenti al documento politico nazionale, degli ordini del giorno, della Direzione, della Delegazione regionale per il congresso nazionale e del Segretario regionale.

Art. 9 – La Commissione Elettorale ha il compito di predisporre la proposta di Direzione Regionale e dei delegati campani al congresso nazionale.
Le proposte, costruite sulla base del dettato regolamentare e dei criteri del rispetto del pluralismo di genere, territoriale e politico, vengono presentate e poste al voto dell'Assemblea Congressuale.
La direzione regionale sarà composta da un numero di 40 membri più eventuali figure di diritto indicate dalla commissione e votate dall’assemblea assieme alla lista della direzione stessa, fermo restando la sovranità dell’assemblea congressuale in materia.

Nei congressi regionali i delegati all’Assemblea nazionale e i membri della direzione regionale, vengono attribuiti ai singoli documenti proporzionalmente ai voti assoluti presi nei congressi di circolo dell’intera regione.

 

Art. 10 - La Commissione Politica ha il compito di istruire la discussione in platea su tutti i documenti di carattere politico, guidata dai principi di massima sintesi delle proposte, di coerenza dell’insieme complessivo dei documenti e del rispetto del pluralismo.
La documentazione destinata alla Commissione Politica sarà predisposta dalla Commissione Congressuale Regionale.
La Commissione Politica ha potere deliberativo sui documenti su cui arriva ad esprimere un parere unanime. I documenti approvati all’unanimità saranno presentati all’Assemblea ma non messi in votazione in quanto già assunti per iniziativa della Commissione Politica.
I documenti su cui la Commissione Politica non riesce ad esprimersi in maniera unanime verranno presentati all’Assemblea con un parere a maggioranza con forma palese. Sono approvate le tesi contrapposte sostitutive, gli emendamenti e gli ordini del giorno che otterranno il voto favorevole della maggioranza dei presenti.
Per ogni documento è prevista la presentazione da parte della Commissione Politica che sarà chiamata a esprimere un parere a cui seguirà un solo intervento a favore e un solo intervento contrario.

Art. 11 – Le candidature a Segretario regionale si presentano alla commissione di garanzia regionale entro il giorno 7 marzo 2012, firmate da almeno il 20% dei componenti la platea congressuale regionale di almeno 3 province o da 2 segretari provinciali o dal 20% degli iscritti 2011 di almeno 3 province.
Non si può sottoscrivere più di una candidatura. La verifica delle stesse è affidata alla commissione di garanzia congressuale regionale.

Art. 12 - Tesi a carattere sostitutivo, emendamenti ed ordini del giorno di carattere nazionale e regionale possono essere proposti dai livelli provinciali (se approvati durante i congressi federali) e anche essere presentati direttamente in sede congressuale regionale, previa sottoscrizione dei medesimi di almeno del 10% dei delegati della platea congressuale di almeno 3 provincie o di 2 Segretari Provinciali, e depositati presso la Presidenza del Congresso Regionale secondo le modalità da essa previste in sede congressuale.

Art. 113 – Per quanto non espressamente normato dal presente regolamento si rimanda al regolamento nazionale dei giovani democratici.

Napoli, 30 gennaio 2012.

 
ANNO GIUDIZIARIO; GRIMALDI (GD), SBAGLIATA PROTESTA AVVOCATI DICHIARAZIONI DI MICHELE GRIMALDI, SEGRETARIO REGIONALE GIOVANI DEMOCRATICI CAMPANIA PDF Stampa E-mail
Scritto da GD CAMPANIA   
Domenica 29 Gennaio 2012 01:06

NAPOLI 28 -GENNAIO Gli ordini professionali dovrebbero garantire il controllo etico dei propri iscritti e tutelare i diritti dei consumatori. Oggi, invece, paiono come il resto della società italiana: uno strumento volto solo a garantire posizioni acquisite, restringere il mercato e favorire la costruzione di trust che determinano tariffe, concorrenza e accesso alla professione.

Per questo ci sentiamo di non condividere la protesta messa in atto dagli avvocati del foro di Napoli.

La loro unica preoccupazione dovrebbe essere garantire l’accesso dignitoso alla professione per migliaia di giovani che con grossi sacrifici, loro e delle famiglie, hanno conseguito la laurea in giurisprudenza.

Il vero obiettivo dovrebbe essere, non solo abbassare le tariffe aumentando la concorrenza e garantire l’ingresso nel mercato del lavoro i tanti giovani validi, indipendentemente dalle loro famiglie e dalle loro ’conoscenze’, ma aggredire le vere consorterie che oggi limitano quella professione: i privilegi dei notai, il funzionamento della giustizia civile, quella dei Giudici di pace e le caste.

 
Circolare attuativa degli articoli 4 e 14 del regolamento del congresso nazionale dei Giovani Democratici PDF Stampa E-mail
Scritto da GD CAMPANIA   
Venerdì 27 Gennaio 2012 20:52

La Commissione Nazionale per il Congresso dei Giovani Democratici

Delibera che
in merito alla presentazione dei documenti riguardanti le tesi si precisa che:
eventuali documenti a carattere sostitutivo riguardanti le tesi nel loro complesso, così come indicato nell’art.14, si possono presentare alla Commissione nazionale per il Congresso entro dieci giorni dalla data di pubblicizzazione della presente delibera.
Tali documenti dovranno essere sottoscritti da almeno 1500 firme di iscritti e da non più di 2500; oppure da 25 membri della direzione nazionale.
La Commissione, ricevuti i documenti, verifica la conformità procedurale e li licenzia entro 48 ore dalla loro presentazione.

La Commissione Nazionale per il Congresso viene integrata con un rappresentante per ciascun documento presentato.
E’ compito della Commissione provvedere alla distribuzione, attraverso i livelli regionali e provinciali, di cui all’art. 3 del Regolamento congressuale, in tutti i congressi di circolo, provinciali e regionali.
E’ compito della Commissione Congressuale Nazionale, acquisire l’anagrafe completa di tutti gli aventi diritto al voto, ivi comprese quelle delle federazioni commissariate entro l'inizio dei congressi di circolo.
E’ compito della Commissione provvedere alla verifica dell’esistenza e del funzionamento di tutte le Commissioni regionali per il Congresso. In loro assenza, la Commissione Nazionale provvede alla nomina della Commissione regionale nel rispetto del pluralismo.
E’ compito della Commissione Nazionale inviare i moduli della raccolta dati e del modello di verbale per lo svolgimento dei congressi di circolo, provinciali e regionali.
La Commissione provinciale per il congresso nomina i garanti per i congressi di circolo.
Il Garante per il congresso di circolo deve trasmettere il verbale del congresso e i risultati delle votazioni alla Commissione provinciale per il congresso.
I presidenti delle Commissioni regionali e nazionale per il congresso comunicano periodicamente i risultati.
In merito all’elezione dei delegati e dei gruppi dirigenti si precisa che:
in ogni congresso di circolo la Presidenza garantisce la presentazione di ciascun documento.
Alla chiusura del dibattito, i documenti vengono posti in votazione secondo l’ordine di presentazione nazionale.
L’assemblea provinciale è composta da tutti i delegati eletti nei congressi di circolo.
Nei congressi di circolo, i delegati all’Assemblea Provinciale vengono eletti con il metodo proporzionale e del miglior resto in ragione dei voti ottenuti da ogni documento.
L’Assemblea regionale è composta dai delegati eletti dalle Assemblee provinciali.
Nei congressi provinciali i delegati all’Assemblea regionale vengono attribuiti ai singoli documenti proporzionalmente ai voti assoluti presi nei congressi di circolo dell’intera provincia.
I delegati all’assemblea provinciale e regionale possono presentare ulteriori odg o documenti, alla relativa commissione politica che motivatamente decide se accoglierli o porli in votazione.
L’Assemblea nazionale è composta dai delegati eletti dalle Assemblee regionali nonché da quanto definito dall’art.6 del Regolamento congressuale.
Nei congressi regionali i delegati all’Assemblea nazionale vengono attribuiti ai singoli documenti proporzionalmente ai voti assoluti presi nei congressi di circolo dell’intera regione.
I delegati all’Assemblea nazionale possono presentare alla commissione politica, che motivatamente accoglie o mette ai voti, ulteriori documenti.
I delegati all’Assemblea Nazionale eleggono il Segretario nazionale e la Direzione.
Il 20% dei delegati può presentare alla Presidenza del Congresso una candiatura corredata da una breve dichiarazione di intenti.
Nel caso di più candidature è eletto Segretario il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti validamente espressi.
Qualora nessuno dei candidati raggiunga tale quorum, si procede nella stessa seduta, al ballottaggio tra i due più votati.
Risulta eletto il candidato che ottiene la maggioranza dei voti validi.
In merito ai tempi di svolgimento dei congressi si stabilisce che:
- i Congressi di circolo inizieranno una volta licenziati i documenti alternativi e dovranno svolgersi entro e non oltre il 24 febbraio 2012
- i Congressi di Federazione dovranno svolgersi entro e non oltre il 4 marzo
- i Congressi Regionali dovranno svolgersi entro e non oltre il 18 marzo
- Il Congresso Nazionale si svolgerà nei giorni del 23, 24 e 25 marzo.

 
FIAT, Grimaldi (GD): "Preoccupa non assunzione iscritti FIOM - CGIL" PDF Stampa E-mail
Scritto da GD CAMPANIA   
Venerdì 27 Gennaio 2012 20:50

Che l’insediamento produttivo della Fiat a Pomigliano d’Arco sia un luogo bello e colorato capiamo possa far felici i tifosi – ideologici – del manager italo - canadese Sergio Marchionne, che tra l’altro, - ci preme ricordarlo - guadagna in un mese come 6mila 400 operai della sua azienda. Ci preoccupa però, oltre alla diminuzione dei diritti e alla scomparsa del piano di investimenti di oltre 18 miliardi di euro previsto ma mai presentato dall’azienda, il fatto che ancora non si conoscano i tempi di rientro in produzione dei circa 23mila lavoratori, tra i vecchi Fiat e indotto, e che tra quel migliaio di riassunti dalla Newco non risulti nessun iscritto alla Fiom-CGIL.
Chiediamo, come già fatto da un’interrogazione parlamentare dei deputati del Pd, che il governo e i ministri competenti assumano immediate iniziative a tal proposito e verifichino che l’azienda Fiat rispetti sia gli impegni occupazionali sia i diritti dei lavoratori sanciti dalla nostra Costituzione e dagli accordi vigenti. In un’area già vessata da una difficile crisi economico-sociale colpire ulteriormente il lavoro che, come ricordato dal nostro Presidente Giorgio Napolitano “è un diritto e non un privilegio”, e dare l’idea che lo stesso sia sinonimo di sfruttamento e di ricatto e non di dignità e di emancipazione, sarebbe un ulteriore ennesimo regalo alla cultura dell’antistato e della camorra. Rimaniamo profondamente convinti che per uscire dalla crisi occorra colpire le rendite e difendere e promuovere l’impresa e il lavoro, salvaguardando diritti e dignità degli operai e delle loro famiglie. Speriamo valga lo stesso per l’Ad Fiat e il governo Monti.

Michele Grimaldi
Segretario Regionale GD Campania
Resp. nazionale Mezzogiorno GD

 
Cosentino, Grimaldi: "Scusa a elettori per abbraccio Cesario a Cosentino" PDF Stampa E-mail
Scritto da GD CAMPANIA   
Mercoledì 25 Gennaio 2012 16:00

“E' evidente che Pdl, Lega Nord e Radicali abbiano deciso da che parte stare, nel Mezzogiorno e nella battaglia per la legalità” cosi’ Michele Grimaldi, responsabile nazionale Mezzogiorno dei Giovani Democratici e segretario regionale Campania.
“Altro che partito degli onesti, altro che difesa del territorio, altro che trasparenza. Angelino Alfano, Umberto Bossi e Marco Pannella hanno deciso col loro voto in Aula di colpire chi, nel Sud e nel Nord del Paese, si battono quotidianamente in difesa delle proprie terre e per un politica pulita, credibile, coraggiosa” aggiunge Grimaldi.
“Vorrei infine chiedere pubblicamente scusa agli elettori del Pd campano per l'abbraccio di Bruno Cesario, eletto in Parlamento nelle file nel Pd, a Nicola Cosentino. Quel gesto di esultanza ferisce ed umilia la partecipazione e la passione di migliaia di nostri elettori” conclude Grimaldi.


 
GD Campania favorevoli alle proposte di legalizzazione delle droghe leggere. PDF Stampa E-mail
Scritto da GD CAMPANIA   
Lunedì 16 Gennaio 2012 14:51

Accogliamo con favore la proposta dell'assessore Narducci sulla legalizzazione delle droghe leggere, come strumento di contrasto alla criminalità organizzata, e siamo contenti che su questa scia si stia muovendo anche il capogruppo PD alla regione Campania.

Facciamo presente inoltre, che i senatori PD Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, hanno presentato in Dicembre una proposta di legge che tratta proprio questa importante questione.

Crediamo infatti che con provvedimenti in merito, si vada a toccare e penalizzare un settore che frutta notevoli e ingenti introiti per chi gestisce il mercato illegale della droga, sempre più una piaga del nostro territorio, già troppo martoriato da una camorra sempre più forte grazie ai suoi rapporti con la politica e la società.

E' ovvio che per fare ciò, occorre una discussione seria tra tutte le forze politiche, che sia responsabile e cosciente dei possibili rischi, ma evitare la questione come è stato fatto in tutti questi anni, dimostra che nel nostro paese occorrono serie battaglie riformiste e culturali.

 

Marco Sarracino

 
Regolamento Congressuale dei GIOVANI DEMOCRATICI della CAMPANIA PDF Stampa E-mail
Scritto da GD CAMPANIA   
Venerdì 06 Gennaio 2012 14:17

Regolamento Congressuale

dei GIOVANI DEMOCRATICI della CAMPANIA

(Approvato all’unanimità dalla direzione regionale del 4 Gennaio 2012)



Art. 1 - Il Congresso dei Giovani Democratici della Campania è convocato per i giorni sabato 3 e domenica 4 Marzo 2012.



Art.2 – Il congresso dei Giovani Democratici della Campania sarà un congresso basato sulle tesi nazionali presentate dal livello nazionale in data 22 Dicembre 2011 e consultabili sul sito www.gdcampania.it .



Articolo 3 – La Commissione congressuale regionale è la Commissione regionale di garanzia, ha compiti di garanzia e controllo sullo svolgimento dell’intero percorso congressuale ed è chiamata a far rispettare il Regolamento Congressuale in vigore dalla direzione di convocazione del Congresso Nazionale e dall’approvazione del presente regolamento.

La Commissione Congressuale regionale acquisisce tassativamente la platea dei delegati regionali entro e non oltre 24 ore dallo svolgimento dei congressi federali.



Art. 4 - La Platea Congressuale è costituita da membri elettivi e di diritto.

Partecipano al Congresso come delegati di diritto:

* il Segretario e il Presidente Regionale

* gli eletti al CNSU iscritti nella regione;



Art. 5 – Per i delegati al Congresso Regionale si adotta la proporzione su scala provinciale di 1 delegato ogni 60 membri della Platea congressuale provinciale. (Il secondo delegato scatta a 91 iscritti, il terzo a 151, etc. etc.)
Valgono per la platea congressuale regionale la somma degli iscritti 2010 più i nuovi iscritti 2011 al 19 Dicembre, con l’eccezione della Federazione di Napoli, la quale, come da regolamento nazionale, gode di una proroga fino al 7 gennaio 2012

Le liste dei delegati al livello regionale dovranno vedere rappresentati entrambi i generi con una percentuale pari almeno al 40%, o subito inferiore o superiore nel caso di delegazioni dispari
Eventuali sostituzioni nella lista dei delegati successiva all’approvazione da parte dei congressi federali potranno avvenire solo e soltanto in coerenza di genere e verranno indicati in una lista di delegati di riserva votata dai congressi federali stessi, su proposta delle rispettive commissioni elettorali.

Il garante dei congressi federali ha il potere di respingere la lista dei delegati qualora questa non dovesse rispettare le quote di genere.



Art. 6 – I Congressi di Federazione sono convocati dandone comunicazione al segretario ed all’esecutivo regionale con almeno una settimana di preavviso, indicandone durata e bozza di ordine dei lavori. Eventuali cambiamenti di data o rinvii sono da ritenersi nulli se non comunicati con congruo anticipo. Il livello regionale predisporrà l’invio di un garante. I Congressi di Federazione potranno svolgersi fino al 26 febbraio 2012.

Hanno diritto di voto nei circoli tutti gli iscritti ai GD nell’anno 2010 che hanno rinnovato la tessera del 2011 entro la data di convocazione del proprio congresso di circolo e tutti i nuovi iscritti ai GD al 19 dicembre 2011.



Art. 7 – Il Congresso regionale si apre con la votazione della Presidenza, delle commissioni Elettorale e Politica e dell’ordine dei lavori.

Si concludono i lavori con la votazione degli emendamenti al documento politico nazionale, degli ordini del giorno, della Direzione, della Delegazione regionale per il congresso nazionale e del Segretario regionale.



Art. 8 – La Commissione Elettorale ha il compito di predisporre la proposta di Direzione Regionale e dei delegati campani al congresso nazionale.

Le proposte, costruita sulla base del dettato regolamentare e dei criteri del rispetto del pluralismo di genere, territoriale e politico, vengono presentate e poste al voto dell'Assemblea Congressuale.

La direzione regionale sarà composta da un numero di 40 membri più eventuali figure di diritto indicate dalla commissione e votate dall’assemblea assieme alla lista della direzione stessa, fermo restando la sovranità dell’assemblea congressuale in materia.



Art. 9 - La Commissione Politica ha il compito di istruire la discussione in platea su tutti i documenti di carattere politico, guidata dai principi di massima sintesi delle proposte, di coerenza dell’insieme complessivo dei documenti e del rispetto del pluralismo.

La documentazione destinata alla Commissione Politica sarà predisposta dalla Commissione Congressuale Regionale.

La Commissione Politica ha potere deliberativo sui documenti su cui arriva ad esprimere un parere unanime. I documenti approvati all’unanimità saranno presentati all’Assemblea ma non messi in votazione in quanto già assunti per iniziativa della Commissione Politica.

I documenti su cui la Commissione Politica non riesce ad esprimersi in maniera unanime verranno presentati all’Assemblea con un parere a maggioranza con forma palese. Sono approvate le tesi contrapposte sostitutive, gli emendamenti e gli ordini del giorno che otterranno il voto favorevole della maggioranza dei presenti.

Per ogni documento è prevista la presentazione da parte della Commissione Politica che sarà chiamata a esprimere un parere a cui seguirà un solo intervento a favore e un solo intervento contrario.

 

Art. 10 – Le candidature a Segretario regionale si presentano alla commissione di garanzia regionale entro il giorno 28 Febbraio, firmate da almeno il 20% dei componenti la platea congressuale regionale di almeno 3 province o da 2 segretari provinciali o dal 20% degli iscritti di almeno 3 province.

Non si può sottoscrivere più di una candidatura. La verifica delle stesse è affidata alla commissione di garanzia congressuale regionale.



Art. 11 - Tesi a carattere sostitutivo, emendamenti ed ordini del giorno di carattere nazionale e regionale possono essere proposti dai livelli provinciali (se approvati durante i congressi federali) e anche essere presentati direttamente in sede congressuale regionale, previa sottoscrizione dei medesimi di almeno del 10% dei delegati della platea congressuale di almeno 3 provincie o di 2 Segretari Provinciali, e depositati presso la Presidenza del Congresso Regionale secondo le modalità da essa previste in sede congressuale.



Art. 12 – Per quanto non espressamente normato dal presente regolamento si rimanda al regolamento nazionale dei giovani democratici.

 

 
GIOVANI DEMOCRATICI - PRIMO CONGRESSO NAZIONALE - TESI CONGRESSUALI. PDF Stampa E-mail
Scritto da GD CAMPANIA   
Giovedì 22 Dicembre 2011 08:52

Dal sito nazionale dei Giovani Democratici

(http://www.giovanidemocratici.net/doc/228324/giovani-democratici-primo-congresso-nazionale-tesi-congressuali.htm)

PARTE I – UN MONDO AL CONTRARIO

Tesi 1
Il nostro sguardo su un mondo diverso, all’alba di un nuovo decennio.
Siamo all’alba di un nuovo decennio e tutto intorno a noi appare profondamente cambiato. A dieci anni esatti dalle mobilitazioni per il G8 di Genova abbiamo scoperto che un altro mondo non solo è possibile ma è successo. Tuttavia, quello che abbiamo trovato non è il mondo che in tanti avevamo sognato o sperato.
Nel 2001 le strade di Genova si sono trasformate in fiumi di manifestanti, composti da migliaia di giovani italiani uniti nel chiedere ai grandi della terra impegni concreti per la cancellazione del debito dei paesi più poveri, per una più equa distribuzione della ricchezza, per contrastare l’inquinamento e per la salvaguardia delle risorse naturali.
Nel 2011 un violento nubifragio si è abbattuto sulla Liguria, ferendo le cinque terre e trasformando le strade di Genova in fiumi d'acqua. Ora siamo noi, che riscontriamo in prima persona sul nostro territorio le conseguenze drammatiche dei cambiamenti climatici in atto, incapaci di sviluppare serie politiche in grado di contrastarli pur conoscendo benissimo i rischi a cui stiamo andando incontro.
Oggi, è il presente di tutti i giovani italiani ad essere messo in discussione, il futuro stesso del nostro Paese ad essere appeso a un filo. Siamo noi che invochiamo salvataggi di emergenza e discutiamo di prestiti di ultima istanza.
Nel 2001 ci si divideva fra global, no global e neo global. Ma la globalizzazione è stata indifferente a queste divisioni e ha proseguito per la sua strada. Travolgendoci tutti, senza avere cura delle nostre indicazioni e preoccupazioni.
Una globalizzazione che ci ha stupito. Non è stato strumento di diffusione di diritti e democrazia nel mondo e nemmeno il mezzo con il quale i paesi cosiddetti “avanzati” hanno consolidato le proprie posizioni di forza nello scacchiere geopolitico. Anzi, nel mondo globalizzato, troviamo le economie dei paesi forti sull’orlo del fallimento, viviamo la crisi dell’Europa e dell’euro, la nascita dei Piigs e dei Brics, l’aumento della sperequazione interna di reddito e di condizioni di vita, registriamo un tasso di disoccupazione giovanile senza precedenti storici su entrambe le sponde del Mediterraneo e negli Stati Uniti, e assistiamo alle migrazioni delle giovani generazioni da sud verso nord, oltre i confini degli stati nazionali.
Dopo il trentennio dorato del secondo dopoguerra, l'onda lunga della rivoluzione partita dagli Stati Uniti alla fine dei '70 sembra ritirarsi, lasciandoci un mondo con una geografia diversa, in cui il grande Occidente industriale inizia a farsi piccolo. La crisi economica scoppiata nel 2007 è sì partita dalla finanza, ma è arrivata dritta nella nostra vita quotidiana, travolgendo sogni ed aspirazioni di milioni di cittadini.
La globalizzazione ha rovesciato la piramide e oggi il panorama che abbiamo davanti è quello del declino e della paura, cosa che non avviene nei nuovi paesi emergenti, entrati da poco nell’arena economica mondiale, dove il colonizzato aspira a conquistare l’ex-colonizzatore.
Alziamo gli occhi sul mondo: capitali angolani investiti in ex-aziende pubbliche portoghesi, mentre la Jaguar, gloriosa casa automobilistica inglese, è stata acquisita dalla Tata, marchio indiano conosciuto fino a pochi anni fa solamente per la produzione di automobili a basso costo. Inoltre, Cinesi e Indiani posseggono gran parte dei debiti pubblici dei paesi occidentali, e ciò senza che sia avvenuto nessun cataclisma né guerre mondiali, fatta eccezione per i conflitti legati al controllo delle risorse naturali.
L’ascesa dei paesi emergenti e la contemporanea crisi dell’Europa politica sono elementi che dimostrano come le trasformazioni in atto siano più profonde di quanto possiamo immaginare. E, purtroppo, non sarà qualche designer che elabora gadget tecnologici a salvarci.
La crisi dei Paesi europei è anche crisi del progetto europeo. Altiero Spinelli, Jean Monnet, Robert Schuman, De Gasperi, immaginavano l’Europa come nazione europea, magari come federazione degli Stati Uniti d’Europa, politicamente attraversata da grandi partiti europei. Tutto sarebbe iniziato dall’integrazione monetaria e fiscale per poi trasformarsi in una vera unificazione politica. Ad oggi, invece, si affaccia all’orizzonte il rischio di non avere più nemmeno una moneta comune europea. E Per rimettere in pista il progetto europeo mancano sia la volontà politica sia gli strumenti: il vuoto della politica viene riempito dai prestiti del Fondo monetario internazionale, in attesa di un debito pubblico europeo che metta sullo stesso piano la Grecia e la Germania
Non sarai tanto ingenuo da credere che viviamo in una
Democrazia, vero Buddy? È il libero mercato
Gordon Gekko, Wall Street
Tesi 2
Capitalismo contro capitalismo, dalla speranza alla paura.
I sostenitori della globalizzazione ci avevano promesso che l’economia creativa, in un processo improbabile di crescita infinita, avrebbe permesso un maggiore equilibrio sociale solo grazie al riconoscimento dei talenti dei singoli lavoratori. Ma qualcosa non ha funzionato come ci avevano raccontato. Oggi i dipendenti della Apple, l’azienda più capitalizzata a livello globale, sono circa 60.000 in tutto il mondo, mentre il più grande datore di lavoro al mondo risulta essere, esattamente come dieci anni fa, il dipartimento della difesa degli USA che ogni mese paga più di 3.200.000 di stipendi, circa l’1% della popolazione statunitense.
La rivoluzione annunciata non è avvenuta. E noi assistiamo ora alla crisi del capitalismo finanziario, dopo averne conosciuto i trionfi. Abbiamo visto crescita economica ed allargamento della base democratica iniziare a scorrere su percorsi paralleli, dopo decenni in cui hanno camminato insieme. Dopo il capitalismo della speranza è arrivato quello della paura. Le misure vengono imposte a costo di duri sacrifici, senza nessuna narrazione positiva.
Eravamo abituati a un capitalismo in grado di “pensare positivo” alimentando speranze condivise, dal sogno americano al miracolo italiano. L’economia di mercato è stata capace di produrre diseguaglianze profonde ma il controllo democratico e la centralità del lavoro hanno garantito a lungo una redistribuzione dei profitti e opportunità crescenti per le generazioni successive. Il capitalismo del secondo Dopoguerra ha trascinato la crescita economica, l'ampliamento della democrazia e la fiducia verso il futuro.
Oggi, invece, i governi legittimano le proprie decisioni con la paura del capitalismo finanziario: crisi sempre più gravi, debiti pubblici a rischio, fallimenti di aziende, banche e stati. L’economia sociale di mercato che abbiamo conosciuto ha portato la democrazia liberale e le sue istituzioni. Viceversa, il capitalismo finanziario diffida della sovranità popolare, come si è visto nel caso del referendum greco sulle misure di austerity che si sarebbe dovuto tenere nel novembre del 2011.
Sembrano lontani i tempi delle misure economiche legittimate dal consenso sociale, capaci di penetrare nel corpo vivo delle popolazioni e di trovarvi consenso diffuso. Le istituzioni simbolo di questo capitalismo finanziario, banche e sistema della finanza, sono diventate il bersaglio della rabbia e del rancore di una larga parte della popolazione.
La separazione tra il potere economico e il controllo democratico è ai massimi livelli, perfino il linguaggio mainstream produce narrazione negativa. Le riforme sono chiamate all'impopolarità, pena non produrre risultati, e nulla rimane della speranza e dell’ansia di futuro del capitalismo che fu. Prima per vincere era necessario convincere. Oggi basta l’algida supremazia di un'economia che si è fatta pura tecnica, numeri a cui ci si affida come gli ubriachi si attaccano ai lampioni, per legittimare le politiche pubbliche: le restrizioni sono date, anche se scivolano sulle sofferenze delle persone senza che nulla possa fermarle.
Ma così facendo, senza costruire una reale opzione alternativa che leghi crescita e democrazia, il capitalismo rischia di diventare una ideologia nichilista. Solo due anni fa nessuno avrebbe mai creduto che fosse possibile manifestare davanti a Wall Street. E accanto agli indignati americani è scesa in piazza una generazione che prende la parola, da Londra al Cairo, da Roma a Madrid fino a Santiago del Cile.
Ciò è accaduto perché il capitalismo ha mutato volto. Finché la mediazione tra capitale e lavoro avveniva all’interno dei confini nazionali e all’interno delle fabbriche, il profitto veniva redistribuito e con esso il sistema di garanzie che ha dato vita al welfare. Il capitalismo finanziario, invece, ci ha consegnato un sistema economico in cui è assente qualsiasi meccanismo di redistribuzione: quando il profitto è dovuto al lavoro, quest’ultimo è fornito da masse di lavoratori sottopagati nei nuovi paesi emergenti, quando, invece, esso è creato grazie ai meccanismi della finanza creativa e della rendita fondiaria, sfugge a qualsiasi tentativo di mediazione poiché la controparte non c'è. Ad inquietare gli animi, all’alba di questo nuovo decennio, non è quindi l’economia di mercato, ma l'ultima incarnazione dello spirito del capitalismo che ha preso il volto del capitalismo finanziario sotto la poderosa spinta di Ronald Reagan negli USA e di Margaret Thatcher nel Regno Unito. Salvare il capitalismo da se stesso è oggi il nostro problema.


"Come tutti gli altri sei nato in catene, sei nato in una prigione
che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore,
una prigione per la tua mente.”
Morpheus, Matrix
Tesi 3
Insieme oltre l’individualismo, per il bene comune.
La società in ogni suo settore sta assistendo a una trasformazione dei suoi processi costitutivi: da sistemi gerarchici a sistemi di rete. Il mondo che viviamo, con le relazioni politiche, economiche e sociali che lo attraversano e definiscono, non può più essere ridotto in nessuna delle sue parti. Ogni aspetto per essere compreso necessita di una visione globale, così come le dinamiche che determinano quel globale scaturiscono da una sempre maggiore e complessa serie di eventi interdipendenti.
I luoghi non sono più esclusivamente spazio fisico ma nascono, crescono e muoiono, in base alle relazioni sociali che li attraversano. I flussi di persone, merci, informazioni evolvono e si modificano con il progresso della tecnologia e delle forme di produzione e di distribuzione del lavoro, delle risorse, della conoscenza. Lo stesso concetto di tempo si sviluppa, definendo se stesso in nuovo rapporto tra la celerità, l’immediatezza delle informazioni e la possibilità di apprenderle, di sapere e poter decidere.
Cambia la società, cambiano i luoghi, ma i soggetti restano sempre gli stessi: le persone. Persone che si moltiplicano in popolo. Un popolo che in democrazia può orientare i processi, attraverso il voto libero e segreto, e che oggi, invece, sembra rassegnato a subirli. Il risultato della rivoluzione sociale e culturale di questi ultimi 30 anni è stato la costruzione di un immaginario della libertà fondato solo sulla capacità di appropriazione personale. La libertà individuale, da obiettivo per l’affermazione di sé dentro una cornice di solidarietà, inizia a essere pensata come imposizione dei propri egoismi contro qualsiasi relazione condivisa. Allo stesso modo, le istituzioni pubbliche, da strumento attraverso il quale dare maggiori opportunità e contrastare le diseguaglianze, divengono il nemico di chi cerca di rendere permanente la vittoria dei propri interessi particolari.
Il capitalismo attuale, infatti, usa in maniera spregiudicata un potere politico forte allo scopo di costruire un nuovo modello di governo che vuole ridurre al minimo indispensabile i vincoli condivisi di carattere collettivo a partire dallo Stato, concentrandosi invece sull’aumento abnorme della sfera di azione individuale. Da qui lo strano mix che ha governato in questi anni il nostro sistema economico: non più il government, ma la governance. E così si è affievolita sia la forza della decisione politica sia l'autonomia del sociale.
Nonostante tutto questo, esistono nella nostra società e nella nostra democrazia anticorpi positivi che sono già entrati in azione con successo nella nostra vita democratica. Penso alla splendida campagna referendaria del giugno 2011, quando 27 milioni di italiani si sono recati alle urne per l’acqua pubblica, per l’energia pulita e per una giustizia uguale per tutti. Tuttavia, l’individualismo esasperato di questi anni ha dato vita a una società più arida, più povera, più infelice.
In molti acquisiscono ogni giorno consapevolezza dei limiti di questo sistema, decidono di recuperare il senso di un impegno comune per una prospettiva condivisa. Il concetto di bene comune viene esteso sempre più frequentemente a un crescente numero di concetti. Ci stiamo risvegliando da un lungo letargo individualista. E siamo proprio noi, i più giovani, ad avvertire per primi e di più il bisogno di un inversione di rotta radicale.
Ma non siamo soli. Il 2011 è stato un anno importante, molte energie si sono riattivate. Energie sane, positive. I comitati delle donne, del precariato e della cultura, il mondo dell’antimafia e del volontariato civile, un movimento studentesco sempre più radicato, maturo e consapevole. In migliaia abbiamo manifestato per la difesa della costituzione, intorno a noi si è sviluppata una sempre crescente sensibilità ecologica, il mondo cattolico ha deciso di impegnarsi pubblicamente con forza, a tutti i livelli, per dare centralità al tema della lotta alle diseguaglianze e alla povertà e alla salvaguardia dell'ambiente attraverso una critica serrata all’attuale modello di sviluppo.
«Lo sviluppo sostenibile, lungi dall’essere una definitiva
condizione di armonia, è piuttosto processo di cambiamento tale
per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti,
l’orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti
istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali »
Definizione contenuta nel rapporto Burtland (1987)
Tesi 4
La sfida dell’Europa e della nostra generazione: riconquistare un futuro sostenibile.
Abbiamo ben chiaro qual è l’orizzonte entro il quale vogliamo lanciare la nostra sfida. Rivendichiamo con orgoglio il carattere nazionale della nostra organizzazione, che ne rappresenta il primo e fondamentale punto di forza come soggetto politico. Però avvertiamo tutti i limiti della “vecchia Europa”, del suo modello intergovernativo e delle sue peculiarità nazionalistiche. Sta a noi, alla nostra generazione, rompere gli steccati nazionali che ci circondano e dare forza a un modello di sviluppo europeo realmente comunitario, solidale, nuovo.
Il mondo è cambiato, ma per fortuna anche noi siamo cambiati. E dobbiamo essere pronti a lanciare una nuova sfida recuperando un sogno che sembriamo avere smarrito: gli stati uniti d’Europa. La nostra generazione ha un compito storico, restituire al mondo un futuro sostenibile. Perché l’assenza di una prospettiva condiziona il presente ancor prima del futuro, quello a cui stiamo assistendo è la prova della necessità di un’inversione di rotta.
Solo la politica ci può portare fuori dal pantano dove l’assenza di politica ci ha relegato, solo un Presidente degli Stati Uniti d’Europa democraticamente eletto può avere la forza di ridisegnare il quadro e di agire in un contesto globale sui processi economici, culturali, sociali ed ambientali in atto. Serve la forza politica per garantire che le scelte che assumeremo in questi anni difficili siano ispirati al criterio della sostenibilità, nel rispetto di noi stessi e di quelli che verranno. Le scelte economiche, energetiche, sociali, ambientali. Scelte che dovranno essere assunte in contesti globali, da soggetti in grado di condizionare processi. Soggetti che devono essere democratici, eletti direttamente dai cittadini.
La crisi economica in corso rivela il bisogno di nuovi meccanismi di governo comunitario. Le politiche di austerità rischiano non di risolvere i nostri problemi, ma di aggravarli. E' stato miope pensare di trattare la Grecia come un malato che rifiuta insolentemente le cure: ad essere sbagliata non è la cura, bensì la diagnosi, con la conseguenza che il virus continua ad espandersi e non siamo ancora in grado di fermarlo.
L’esperimento dell’Euro, la prova di un’unica moneta che lasciasse ampia disponibilità di decisione fiscale agli stati in cambio della delega alla gestione della politica monetaria e di bilancio, manifesta tutti i propri limiti. iL. principio dell’indipendenza della Banca centrale europea, l’idea che essa non debba preoccuparsi di occupazione e crescita, l’ossessione per il pareggio di bilancio ora imposto nelle costituzioni dei nostri paesi e la scarsa forza del ruolo del Parlamento europeo al cospetto di quello dei singoli governi, davanti alla crisi, rassegnano tutta l’insufficienza delle regole di cui si è dotata l'Ue.
La crisi globale ha portato alla crescita dei consensi delle formazioni reazionarie, conservatrici ed antieuropeiste. Alla crisi si può rispondere facendo leva sulle paure, come quella della disoccupazione, degli immigrati, degli altri stati, oppure con le riforme democratiche. L’unificazione politica europea deve accelerare e non frenare il suo corso, superando, con la forza della politica, le enormi resistenze nazionali.
Abbiamo bisogno di decisi passi in avanti nella governance europea. Innanzitutto, occorre modificare lo statuto della BCE, inserendo tra i suoi compiti il sostegno all’occupazione e alla crescita. Servono politiche di bilancio comunitarie e occorre convertire i bilanci nazionali in bilanci federali, in modo da dotare l’Europa di una politica monetaria e fiscale comune. E' inutile sottoscrivere i debiti dei paesi senza potere stampare moneta, non serve ristrutturare le finanze pubbliche senza avere un piano di investimenti per rilanciare la crescita.
Vogliamo batterci per la tassazione delle transazioni finanziarie come uno strumento di sostegno allo sviluppo interno e alle giovani generazioni europee. Soltanto i riformisti europei potranno cambiare il paradigma economico che ci ha governato fin ora, soltanto con una spinta coriacea delle forze progressiste e socialiste europee sarà possibile realizzare una nuova Europa come una forza di civiltà del futuro e non come una decadente appendice del passato.
Serve un’Europa forte e unita, Consapevole della portata della sfida globale che siamo chiamati ad affrontare. Pochi giorni fa, quasi al termine dei lavori dell’ultima conferenza sul Clima di Durban, il capodelegazione per l'UE, il commissario europeo Connie Hedegaard, invocava chiarezza circa gli impegni che stavano per essere assunti in quella sede. Il capodelegazione cinese, di tutto punto, le ha risposto: “Chi vi da il diritto di dirci che cosa dobbiamo fare?”. Alla fine del negoziato, grazie al deciso impegno della delegazione europea e nonostante le resistenze dei paesi emergenti, si è giunti a una mediazione che ha offerto comunque un risultato significativo: per la prima volta, sono state poste le premesse per un accordo globale sulla riduzione delle emissioni, accordo che dovrà essere approvato entro il 2015 e reso operativo entro il 2020.
Vorremmo rispondere noi al capodelegazione cinese. Certo, nessuno ci da il diritto di dirgli che cosa dobbiamo fare, ma noi europei abbiamo il dovere di far sentire la nostra voce in questo difficile momento, in tutte le sedi opportune. Crediamo che l’Europa, con la sua storia millenaria, debba svolgere un ruolo decisivo nella costruzione del mondo del nuovo millennio. E siamo convinti che per farlo, essa debba dotarsi di una struttura politica adeguata, al passo coi tempi che stiamo vivendo e con le problematiche che dovremo affrontare. Per questo serve urgentemente un’unica guida politica europea, eletta direttamente da tutti i cittadini dell’Unione.
Parlare di Presidente degli Stati Uniti d’Europa oggi può sembrare a qualcuno un’aspirazione irrealizzabile. Come non tutti i nostri nonni avrebbero reputato possibile che un giorno sarebbe esistita l’Europa di benessere e pace in cui noi siamo cresciuti. I giovani aspirano all’impossibile e generazione dopo generazione lo realizzano. Noi non vogliamo assolutamente sottrarci a questo compito.
PARTE II – UN PROGETTO PER L'ITALIA


Tesi 5
La crisi della seconda repubblica
La verticalizzazione del potere in economia ha influenzato anche una parallela verticalizzazione del potere nella società.
L’immaginario della libertà assoluta ha infatti messo in discussione non solamente la statualità come luogo condiviso di mediazioni e regolamentazione di diversi interessi economici, ma anche come luogo di mediazione politica e di riconoscimento di ognuno in una identità condivisa.
In questi ultimi anni l’antipolitica è stato questo: da una parte l’attacco alle istituzioni collettive della decisione dall’altro l’incapacità di leggere i processi sociali secondo l’ottica della differenza di potere tra interessi forti e interessi deboli: abbiamo pensato di avere aumentato il nostro potere, mentre invece il potere si andava concentrando nelle mani di pochi. 
L’ultimo trentennio ha quindi influenzato il nostro sistema economico ma anche quello sociale costruendo una società che nega la politica come luogo della costruzione di un’alternativa possibile.
La politicizzazione della società attuale è passata solamente sul piano delle biografie dei leader. In questo il berlusconismo è stata una storia esemplare di conflittualità mediata dalla biografia del singolo leader che ha sostituito le identità collettive dei partiti politici.
La riduzione della politica a semplice amministrazione è stata il mantra degli ultimi anni. Peccato che quanto teorizzato come uscito per sempre dalla porta della storia rientrava dalla finestra della politica. Siamo cresciuti in un tempo in cui le grandi narrazioni venivano dichiarate morte e sepolte.
Ma cosa è stato il berlusconismo se non una grande narrazione rivolta all'Italia degli ultimi 30 anni? Spiegare tutto questo con la vulgata della manipolazione populista è nascondersi dietro un dito.
Noi pensiamo che sia ora invece di rimettere al centro del campo politico una nostra narrazione collettiva, che costruisca la democrazia come mezzo e come fine. Per fare questo non possiamo che costruire soggetti collettivi, i partiti politici, che siano organizzatori di democrazia reale: anche Obama, nel paese nel quale la personalizzazione della politica ha raggiunto il suo apice, ha dovuto costruire sistemi di democratizzazione dei processi politici costruendo una grande rete di community organizing, quasi un partito all’europea, e rendendo questa struttura permanente e non solo al servizio della sua campagna elettorale. Per uscire dal berlusconismo servirà una grande alleanza tra partiti e organizzazioni sociali, il recupero della mediazione parlamentare, l'incremento degli strumenti di trasparenza e partecipazione all'interno di partiti ormai ridotti a macchine elettorali.
Basterebbe riscoprire l’attualità e la forza della nostra carta costituzionale, ripartendo dall’articolo 3 e dell’articolo 49, che letti insieme danno un significato nuovo alla parola democrazia che non è solo forma o regola ma è sostanza e tensione continua. La costituzione repubblicana rimuove gli ostacoli che ostacolano l’uguaglianza dei cittadini, riconosce la centralità del lavoro e individua i partiti come strumenti per raggiungere questi obiettivi. Questione democratica e questione sociale stanno insieme, ma rischiano il cortocircuito perché la democrazia non è mai procedura ma è forma e sostanza. La debolezza della democrazia e dei processi di partecipazione democratica ha le stesse radici della debolezza del lavoro e dell’affermazione della dignità della persona. Lavoro e persona non possono essere messi in contrapposizione: in fondo sta qui la sfida di una nuova politica progressista. Costruire identità a partire dalla politica, considerare il lavoro come dimensione non unica ma fondamentale della costruzione della cittadinanza. Fare società con la politica è in fondo questo, è riempire quel vuoto lasciato dall’operaio massa con la persona umana e riconoscerla come parte di una comunità.
Vogliamo costruire la nostra identità politica dentro un circuito sociale, passando a ridisegnare una struttura di corpi e poteri intermedi non come devoluzione di poteri dall’alto verso il basso, ma come raccordo tra interessi parziali e istituzioni centrali, in altre parole tra lavoro e democrazia.
Bisogna esplorare nuovi lidi, costruire nuove alleanze sociali, rappresentare nuovi blocchi sociali. In questo il ruolo di un’organizzazione giovanile è fondamentale perché può aiutare il Partito Democratico a costruire nuove alleanze come nel caso della costruzione della manifestazione nazionale dei precari “il nostro tempo è adesso” del 9 aprile del 2011.
Tesi 6
Ricostruire la res publica
Parallelamente è necessaria una profonda riflessione come sono cambiati gli assetti istituzionali negli ultimi anni. Spesso abbiamo sentito dire che bisogna riallineare la costituzione formale con quella sostanziale. In molti insistono nel farlo a discapito delle istituzioni repubblicane mettendo all’angolo il parlamento ed investendo le istituzioni di governo di una legittimità che non gli viene richiesta dalla nostra carta costituzionale.
Se le istituzioni monocratiche hanno acquisito una centralità senza pari nello spazio politico contemporaneo esse hanno d’altra parte spesso alterato i meccanismi di identificazione dei cittadini nelle istituzioni statali: in questo modo chi non si sente rappresentato in quel leader non si sente rappresentato neanche in quelle istituzioni.
Noi crediamo che l’unico modo per mantenere forte il nesso tra rappresentanza democratica e decisione politica e allo stesso tempo permettere la costruzione di istituzioni condivise sia il rilancio del parlamento e dei partiti politici: il parlamento senza partiti significa solamente il trionfo del notabilato e del trasformismo, facilitato peraltro, dal rapido ed inesorabile declinare dell'etica pubblica nell'epoca della politica-spettacolo.
Il trasformismo ha attraversato la politica italiana e una parte della società affascinata dagli strali dei moderni profeti della politica né di destra né di sinistra, dominando questo ultimo ventennio.
Per evitare svolte neoautoritarie è necessario ricostruire i soggetti collettivi della decisione, gli unici capaci di fare mediazione. Gli attacchi costanti ad ogni tipo di assemblea elettiva, dai consigli provinciali a quelli comunali, dal parlamento ai consigli municipali o di zona, non mirano a ristrutturare il nostro edificio istituzionale ma solamente a demolirlo.
Anziché abolire le province, senza alcun significativo risparmio, per trasformarle in un ente di secondo livello, ci sembra più serio ed efficace intervenire sui costi degli enti che in questi anni si sono moltiplicati alimentando reti clientelari. Sarà necessario distinguere bene ciò che è costo della democrazia, che va sostenuta, da ciò che è spreco della politica.
Sappiamo bene, però, che questo non basterà a rafforzare le istituzioni democratiche.
I tentativi di realizzare una grande riforma della politica in Italia si sono mossi solo su riforme elettorali ed ingegneria costituzionale. Ma questo non risolve la necessità di una grande riforma della politica che allarghi la base democratica della nostra nazione ed inveri il dettato costituzionale di una sovranità che appartiene al popolo.
I modelli possono essere diversi ma i paletti che ci impone la nostra Costituzione sono pochi e stringenti: un parlamentarismo efficiente e centralità dei partiti politici. Tutto il resto, direbbe il vangelo, è del demonio.
Per questa ragione sosteniamo che il nostro sistema istituzionale debba riallinearsi con i modelli continentali, garantendo l'applicazione dell'art. 49 della Costituzione all'interno dei partiti, consentendo a ciascun partito di valutare in Parlamento quali alleanze costruire, prevedendo la sfiducia costruttiva nei confronti dell'esecutivo, abolendo il premio di maggioranza e le liste bloccate.











“…. La qualità del lavoro – nella sua accezione più vasta – fornita da un popolo,
la capacità dei lavoratori e dei manager di apprendere, innovare,
“risolvere problemi”, organizzare e decidere diventano sempre di più
le risorse principali sulle quali può ancora influire
l’azione consapevole delle collettività nazionali.”
Bruno Trentin, “La città del lavoro
Tesi 7
La società della conoscenza
L’idea della “Società della conoscenza” è stata tradizionalmente associata ad una domanda di maggiore investimento su scuola, università e ricerca. In realtà è stato il tentativo, fino ad oggi ampiamente mancato, di disegnare un modello di sviluppo attorno alle persone e alla loro intelligenza, al lavoro, all'uguaglianza.
La società della conoscenza è l'utopia possibile ma tradita da un' Europa incapace di grandi politiche pubbliche perché stretta nella sua rigida cornice monetarista. Cambiare questa cornice è la condizione essenziale per realizzarla.
La società della conoscenza presuppone un'inversione totale del paradigma economico, che metta al centro l’innovazione tecnologica e l’intelligenza nel lavoro.
In un mondo sempre più globale, in cui le lenti analitiche dell'economia classica sono insufficienti, la vera “ricchezza delle nazioni” diventa il lavoro e la sua capacità di esprimere intelligenza. La capacità di sfruttare le opportunità nella globalizzazione, di trovare nuovi mercati, di crescere deriva dalla capacità del lavoro di esercitare la propria intelligenza nel processo produttivo, dando traduzione a quello che Robert Reich chiamava “Il lavoro delle nazioni”, la prima variabile di indirizzo della crescita per un paese.
I BRIC, Brasile Russia India e Cina, si affacciano sul mondo grazie ad una forza lavoro a costi bassissimi, ma anche come grandi investitori nel campo della ricerca e dell’innovazione tecnologica. O l’Europa si attrezza per sfidarli, o il modello sociale di cui è portatrice e la stessa civiltà europea saranno destinate al collasso.
La finanziarizzazione dell’economia ha esaltato il ruolo della rendita a discapito del profitto: perde peso la classica “remunerazione del capitalista”, il motore che lo sprona a cominciare nuove attività, ad innovare la produzione, a ricercare nuovi prodotti e nuovi mercati e si alzano gli interessi richiesti dagli investitori per la sottoscrizione delle quote azionarie. Il compito degli imprenditori è sempre meno di investire per ampliare la loro impresa, ma sempre più garantire rendite agli azionisti; torna in gioco lo scontro tra la rendita ed il salario, visto come un costo di produzione all’interno dell’azienda e non come la remunerazione della forza lavoro nella società.
La competizione internazionale si aggiunge a questi fattori. Il concetto di taylorismo e di fordismo, l’evoluzione del concetto di specializzazione produttiva e di metodo scientifico di organizzazione del lavoro sono state superate dalla realtà del mercato globale. La divisione delle competenze, messa in contatto con la realtà mondiale del lavoro, fa saltare i presupposti della catena di montaggio: in un mondo in cui le imprese delocalizzano interi reparti di processo produttivo in altri paesi, anche le categorie della produzione diventano mondiali, cambiano e si evolvono. Ogni paese si specializza nel segmento del processo produttivo che riesce a generare ad un costo più basso degli altri, determinando una costante pressione a ribasso delle retribuzioni.
Tesi 8
Il lavoro che può contare
Le difficoltà dei partiti europei di centrosinistra e delle forze sindacali continentali ha coinciso con un grande riassetto economico in cui il lavoro figurava come una funzione marginale nella società, un costo necessario ma da ridurre. Una rimozione collettiva che ha fatto corrispondere al declino della figura dell'operaio fordista la sconfitta del lavoro e della produzione come motore di una società. Questo messaggio ha lentamente permeato anche il centrosinistra italiano che, per un verso, ha passivamente accettato la marginalizzazione del lavoro nella convinzione che ci potessero essere altre strade per lo sviluppo. Nel frattempo la sinistra radicale ha assunto una posa resistenziale, incapace di leggere le occasioni che la fine del taylorismo-fordismo poteva produrre. Entrambe le letture sono oggi sconfitte dai fatti e dalle proprie mistificazioni.
A tutti è sfuggito che in un'economia della conoscenza il lavoro non è più la variabile di una produzione immaginata e decisa altrove, ma il fondamento stesso del processo produttivo e di innovazione. Superare il dibattito degli anni '90 è per questa ragione la condizione da cui non possiamo prescindere se non vogliamo trovarci in un deserto sociale deindustrializzato.
Il lavoro come punto di partenza per rivedere i concetti di sviluppo, di consumo e di investimento: questa è la nostra sfida più difficile ed affascinante. Dietro le cifre, le statistiche i grafici c'è la vita concretissima di milioni di persone, a cui non si può parlare con il linguaggio dell'economicismo, ma con quello della conquista di nuovi spazi di dignità e di libertà.
In Italia i numeri descrivono il forte aumento della disoccupazione giovanile, arrivata nel nostro paese a quasi il 30%, e un'inarrestabile “fuga dei cervelli” di migliaia di nostri coetanei in possesso di un titolo di studio che, rifiutati dal nostro paese, vengono accolti a braccia aperte all’estero. La dispersione scolastica si aggira stabilmente attorno al 20% . Ma la tragica novità dei nostri anni 2000 sono i Neet (Not in Education, Employment or Training), centinaia di migliaia di giovani, non solo in Italia ma in tutta Europa, la cui incertezza sul futuro deprime la voglia di sentirsi cittadini e parte attiva della società.
Le cifre mettono in luce un problema che non riguarda solo i limiti del nostro sistema formativo, ma parlano delle ragioni profonde per le quali il nostro paese cresce poco ed in maniera diseguale.
La scelta di sostituire la svalutazione competitiva, via privilegiata per l'accesso ai mercati, con la precarizzazione del lavoro su cui scaricare i costi in eccesso, anziché privilegiare l'innovazione di prodotto e di processo, l'investimento sulle persone e le loro capacità, che è l'opposto della precarietà, è la spiegazione della bassa crescita italiana.
Il concetto di innovazione della nostra classe imprenditoriale è limitato all'innalzamento dei livelli di produttività e all'abbassamento del costo del lavoro, ignorando la forza rivoluzionaria dell'innovazione dei processi produttivi, la trasformazione del ruolo dei lavoratori che essa comporta e la possibilità di introdurre nel mercato prodotti sempre più avanzati a costi decrescenti. E’ su questa strada che occorre intanto un nuovo patto sociale, in un mondo che ci ha superati.
Dobbiamo porre con forza intanto il gigantesco problema delle retribuzioni, ferme per la nostra generazione ai livelli dei primi anni '90, in un periodo antecedente alla creazione dell'euro. Per migliaia di giovani questo significa la rinuncia alla vita fuori dalla casa dei propri genitori, la rinuncia alla possibilità di mettere al mondo figli e una prospettiva di pensioni basse.
Con altrettanta forza dobbiamo affrontare il tema dei diritti: i nostri precari non conoscono welfare né contrattazione. E quelli che conoscevano questi strumenti si apprestano, rassegnati, a rinunciarvi. La vertenza FIAT, comunque i lavoratori abbiano votato e al netto delle strategie dei sindacati, è una sconfitta della possibilità di partecipazione dei lavoratori alle scelte e un ridimensionamento del loro potere contrattuale. Forse, se in quegli stabilimenti si fossero prodotti altri modelli, a più alti livelli tecnologici, con una diversa organizzazione del lavoro, tutto questo non sarebbe mai successo. Nel resto d'Europa il lavoro non è escluso dalle decisioni, ma coinvolto e chiamato a codeterminare le politiche di impresa: un modello che attenua il conflitto sociale e che diventa strumento di partecipazione e democrazia, consentendo di migliorare la produttività. E' arrivato il momento di aprire anche in Italia una battaglia su questa possibilità.
Allo stesso modo, abbiamo il compito di difendere le nuove professionalità come i 5 milioni di lavoratori autonomi del nostro paese o come i milioni di lavoratori atipici: dare loro la possibilità di essere rappresentati e di vedere riconosciuta la dignità del loro lavoro è un problema che politica e sindacati hanno per troppo tempo eluso. Vogliamo innalzare il costo del lavoro atipico sopra quello del lavoro dipendente e dare una risposta definitiva ai tanti che, pur facendo un lavoro dipendente sono inquadrati come autonomi.
Tesi 9
La scuola che deve cambiare
Il sistema d’istruzione italiano soffre di problemi vecchi e di nuovi che ai vecchi si sono sommati. L’impostazione gentiliana non è stata mai totalmente superata e i suoi riflessi, accentuati dal 2008 in poi, hanno ancora straordinaria influenza. È sostanzialmente una scuola pensata in un mondo vecchio per un mondo vecchio, che non viaggia alla stessa velocità della realtà fuori le mura dei propri istituti, ma che è anzi rimasta indietro. Ciò che rimane è la netta divisione fra chi da subito intende continuare a studiare e chi invece sa di dover iniziare a lavorare. Le due strade erano state pensate non per essere diverse, ma per essere divise con l’idea di separare le mani dalla testa e, soprtattutto, di separare chi usa le mani da chi usa la testa. La separazione avveniva e avviene ancora molto presto. La gerarchizzazione dei percorsi formativi fa sì che scelgano i licei solo gli studenti che escono dalle scuole medie con un buon voto. Chi proviene da un contesto sociale di maggiore svantaggio mentre gli altri scelgano i percorsi tecnici e professionali, dati alla mano. 
Una scuola che divide, insomma, tra ricchi e povero, ma anche tra italiani e non.
Misure come il tetto massimo del 30% di alunni stranieri per classe si ripercuotono sulla testa dei giovani alunni stranieri, che si vedono respinti: il sistema scolastico dovrebbe essere per loro la porta della cittadinanza e non un primo enorme segnale di esclusione. L’incremento delle iscrizioni da parte di alunni extracomunitari dovrebbe far pensare a come aiutarli e non a come difendersi da loro e dalla loro cultura.
Il nostro paese è drasticamente cambiato come il nostro sistema industriale e i mezzi di informazione e di apprendimento e la scuola ha in piccola parte e con timidezza introiettato e in larga scala snobbato, eclissandosi nell’autoreferenzialità, queste epocali trasformazioni.
Il modello di trasmissione delle nozioni e della creazione di nuovi orizzonti conoscitivi è rimasto nel vincolo del dualismo Docente-Discente, della pratica nozionistica, fondata sulla trasmissione e apprendimento su un solo ed esclusivo manuale. Quest’idea, ancorata al bisogno di alfabetizzazione di cinquant’anni fa, deprime il senso della trasmissione e della ricerca della conoscenza, alimentando il carattere chiuso del sapere.
La feroce opera di impoverimento di questi anni vive dentro la logica del pensiero dominante.
È venuta così dirompente una spinta verso la declassazione del sapere, pericolosa per un paese con grandi ambizioni industriali.
La nostra proposta riparte dall'approvazione di una legge quadro nazionale sul diritto allo studio e creazione di un vero welfare studentesco che abbia come primo obiettivo l'abbassamento dei livelli di dispersione scolastica, nel nostro paese ferma al 20%, con l'integrazione del biennio delle medie superiori sul modello adottato in Emilia-Romagna.
Crediamo che serva un piano per l'edilizia scolastica e che le spese a carico degli enti locali vengano poste fuori dal patto di stabilità.
L'autonomia è lo spazio vitale della scuola ormai da tempo: vanno aumentati i finanziamenti e va implementata la capacità di rapporto tra gli organi collegiali della scuola per realizzare davvero un didattica nuova e partecipativa, con particolare attenzione all'istruzione tecnico professionale, troppo a lungo trattata da cenerentola del sistema formativo.
Tesi 10
Rifare l'università
Le «magnifiche sei», le più prestigiose università americane, stanno inaugurando loro succursali ad Abu Dhabi, università francesi ed inglesi fanno lo stesso nel golfo persico ed in estremo oriente. Hub della conoscenza, risorse umane e tasse universitarie a 53.000 dollari l'anno. Si parla degli investimenti per la conoscenza con gli stessi termini che si usano per la moneta.
Dall'altra parte, le politiche dei grandi paesi emergenti: nel Brasile di Lula 24 milioni di persone sono uscite dalla miseria e la scolarità ha raggiunto il 90% dei bambini, le scuole tecniche si sono moltiplicate, mentre oltre 10 milioni di cittadini hanno beneficiato di programmi di qualificazione professionale.
Il governo indiano acquista quest'anno un tablet ultraeconomico da 35 dollari destinato agli studenti delle università del subcontinente. Per combattere il digital divide 10 milioni di pezzi saranno distribuiti ad altrettanti studenti del subcontinente.
Nelle scelte sulle politiche per la conoscenza, ci sono due opzioni culturali distinte ed antitetiche tra loro: il sapere come possesso individuale i cui costi ricadono sul singolo o la natura cooperativa e il valore sociale del lavoro intellettuale, i cui costi sono divisi tra stato e sistema produttivo. Queste scelte si misurano nelle leggi di bilancio di ciascun governo.
L’obiettivo di una politica della conoscenza di scala europea, dev'essere la costruzione di un grande spazio pubblico dell’istruzione e della ricerca, che consenta di creare, innovare e produrre includendo nel processo di crescita economica quelle fasce di popolazione escluse dal mercato, dal lavoro e dal sapere.
La qualità della ricerca e della didattica non si crea per legge. Per l'università italiana è prevalsa la formula della riforma del secolo, con unico effetto quello di appesantire la burocrazia e complicare i piani di studio. Non ci servono altre leggi per l'università, bensì politiche per gli atenei frutto di condivisione degli obiettivi, processi che chiamino al lavoro gli operatori interessati alla collaborazione e facciano cooperare le diverse iniziative. Vogliamo un'università più grande, più ricca e più autonoma. Il blocco delle immatricolazioni universitarie nel corso dell'ultimo decennio, con un fenomeno di crescita delle iscrizioni nelle università private, rende più chiaro il problema. I giovani non si iscrivono più all'università perché non la reputano utile per migliorare il proprio futuro, chi può sostenerne i costi si iscrive alle private.
Attorno all'università pubblica si è sollevato un polverone che nasconde la vera natura delle cose, le difficoltà dell'università dopo la Gelmini sembrano ridursi al concetto di sprechi da combattere. La verità è che sono 45.000 gli studenti idonei non beneficiari di borsa di studio, che non si conta il numero di dottori di ricerca senza borsa, e che l'assistenza sanitaria per i fuorisede è limitata nelle città di residenza o in quelle di domicilio.
Il problema oggi non riguarda solo le difficoltà interne alle università.
Infatti la ricerca dà ancora oggi notevoli risultati su scala internazionale, soprattutto se rapportati all’esiguità dei finanziamenti e del numero di ricercatori. La formazione degli studenti, pur in presenza di problemi infrastrutturali e organizzativi, è di ottimo livello se comparata con gli standard europei. Si tratta anche di restituire prestigio ad una istituzione troppo a lungo maltrattata.
Il problema è rappresentato dagli esigui investimenti privati in istruzione, poiché basso è l'interesse delle imprese per prodotti innovativi, piccolo dunque è il ruolo che l'università svolge per il paese.
La natura del tessuto produttivo, fatta in gran parte di piccole e medie imprese avrebbe certamente bisogno di poggiarsi su una rete pubblica di ricerca che generi innovazione tecnologica. 
Per un paese che ha inventato la chimica industriale ed ha conosciuto il boom economico post-bellico grazie alle sue università ed istituti di ricerca, uscire dalla crisi scommettendo solo sulla gastronomia e sulla moda è un modo di dichiararsi sconfitti ancor prima di provare. 
L'Italia nel mondo nuovo dovrà generare uno straordinario investimento pubblico finalizzato a produrre una enorme eccedenza di sapere ad ogni livello che tiri in altro la domanda molto debole dell'impresa.
L'istruzione rimane un formidabile strumento per costruire un senso comune, una sorte condivisa tra i membri di una comunità, la via per diventare cittadini e non solo consumatori europei. Crediamo vadano raccolte e rilanciate le proposte della commissione europea per aumentare le possibilità di progetti di mobilità ai fini di studio e di ricerca per gli studenti nei paesi europei. In un'Europa della élite, l'erasmus è una delle rare esperienze di massa riconosciuta agli abitanti dei 27 paesi.
Tesi 11
Un diritto con tre gambe: per andare più veloce, perché nessuno resti indietro.
Immaginiamo un modello di diritto allo studio per gli studenti universitari con una struttura che abbiamo definito a tre gambe. La prima è quella legata al diritto allo studio che conosciamo oggi che va implementato e per cui è necessario definire i LEP regionali per uniformare il trattamento offerto su tutto il territorio nazionale. Questa parte del diritto allo studio è destinata alle fasce più povere della popolazione e deve garantire la possibilità per tutti, secondo il dettato costituzionale, di accedere ai gradi più alti della formazione.
La seconda gamba è indirizzata invece a tutti coloro che per limiti di reddito non accedono alle prestazioni del primo canale, ma ai quali è preclusa la libertà di scelta del proprio percorso universitario. Non si è veramente liberi di studiare, soprattutto al di fuori del proprio comune di residenza, se non esiste una politica per le residenze universitarie, una politica per gli affitti, una politica per i trasporti così come è necessaria una politica per affronti in generale i diritti di cittadinanza per gli studenti fuorisede.
Infine è necessario garantire un terzo canale di assistenza per le eccellenze, basato unicamente su criteri di merito fortemente selettivi, per sostenere una rete di eccellenze nell’università italiane. Si tratta di sostenere ed implementare il sistema delle scuole speciali e delle scuole di eccellenza e di metterle al servizio dell’università italiane. Non si può confondere il merito con le scarse opportunità così come non si può confondere il diritto allo studio con il riconoscimento delle
eccellenze. Un sistema di diritto allo studio siffatto vedrebbe complemantari i criteri di reddito
e di merito, con una maggiore importanza dei criteri di reddito nella prima gamba piuttosto che nella seconda e con una crescente importanza del merito passando dalla prima alla terza gamba.
Tesi 12
Valutare l'Università
Con l'avvio del lavoro dell'ANVUR, si può aprire una pagina nuova per la valutazione della ricerca e della didattica nelle università italiane. Proponiamo di far rientrare tra i parametri di valutazione degli atenei anche la valutazione della didattica affidata ai singoli studenti. Questa dev'essere effettuata con scadenze regolari e riguardare i singoli insegnamenti, inserita nei piani GISS (online) e resa pubblica.
Altro parametro di valutazione per l’attribuzione della quota premiale del FFO, deve riguardare le strutture e tutti i servizi e le agevolazioni offerte allo studente: dal diritto allo studio in senso ampio fino all'attivazione di tirocini e stage, accordi di programma fra atenei e mondo produttivo.
Tesi 13
Lavorare all'Università, lavorare per l'Università.
Il quadro di sottofinanziamento al settore della conoscenza ha comportato una compressione del personale universitario e ha generato insicurezza nei giovani che vedono nell'università un possibile sbocco lavorativo. Chiediamo di costruire un sistema reale di tenure track, con una programmazione a lungo termine che permetta il passaggio in ruolo dei precari che hanno ottenuto risultati nel loro lavoro di ricerca. Va inoltre bloccato il sistema perverso che consente di sfruttare il lavoro di didattica non retribuito offerto dai dottorandi o dai ricercatori. Per sbloccare una generazione serve intervenire nei luoghi di formazione delle idee, dove nasce l'innovazione e si fa rinnovamento del pensiero.
Tesi 14
Realizzare la Costituzione: diritti e cittadinanza
Lo sviluppo di una società non può essere misurato solo in base al suo Pil: la qualità della vita dei cittadini di una comunità e il grado di apertura di essa deve essere misurato anche in base alle pari opportunità e alle tutele che i cittadini devono avere per poter realizzare i propri progetti di vita, soddisfare le proprie legittime aspettative ed avere reti di solidarietà sociale.I propri percorsi di vita, di studio e di lavoro, la propria sfera degli affetti, i propri diritti e doveri non sono elementi che possono essere ristretti o modificati in base al caso, al censo, alla famiglia o al luogo geografico nel quale si nasce, all’orientamento sessuale.
I migranti, o tutti i figli di cittadini stranieri nati in Italia, pur pagando le tasse e contribuendo così al benessere della collettività, vedono nelle leggi del nostro Paese ostacoli formali o puramente simbolici che rendono la vita di questi cittadini “semplicemente” più complicata degli altri. Noi, Giovani Democratici, pensiamo che tutte le persone nate in Italia siano cittadine italiane, a prescindere dalla nazionalità dei propri genitori e che il Parlamento si debba impegnare ad approvare una legge che consenta l’acquisizione della cittadinanza italiana per tutti i bambini nati in Italia, da genitori con regolare permesso di soggiorno.
L’occupazione femminile nel nostro Paese è ancora lontana dalla media europea: le ricerche ci dicono che i paesi che escludono maggiormente dal mondo del lavoro le donne sono anche paesi che crescono meno; ripristinare la legge 188/07 varata per cancellare l'abuso delle dimissioni in bianco, il potenziamento della rete di servizi per l’infanzia, l'incremento dell'indennità per il congedo parentale facoltativo, incentivato per gli uomini e il congedo di paternità obbligatorio possono favorire la conciliazione della scelta di maternità con il mantenimento dell’occupazione, creando una gran vantaggio per l’Italia sia in termini culturali che economici.
I cittadini omosessuali, non potendo accedere ad alcun istituto giuridico che riconosca pubblicamente la loro unione, vivono una condizione di continua discriminazione, dal punto di vista formale, nei diritti esigibili in quanto coppia e nella negazione di tutti i diritti e garanzie che l’ordinamento prevede nella tutela del partner debole e nelle situazioni collegate alla morte di uno dei due. Siamo da sempre contro qualsiasi forma di omo e transfobia, crediamo in una società inclusiva e aperta alle differenze, dove l’orientamento sessuale delle persone non può e non deve essere motivo di svantaggio. Per questi motivi, per l’idea di Paese e per l’indiscussa urgenza di riportare uno dei paesi fondatori dell’Unione europea nell’alveo delle democrazie avanzate e civili che sosteniamo la necessità di una legge che disciplini i diritti e i doveri delle coppie composte da persone dello stesso sesso, con un istituto giuridico analogo, nelle tutele e negli obblighi, agli altri istituti, in linea con la sentenza numero 138/2010 della Corte Costituzionale, il contrasto di ogni forma di violenza, sia verbale che fisica, nei confronti delle persone lgbt attraverso l’estensione della legge Mancino per i crimini d’odio anche all’orientamento sessuale.
La questione meridionale non è la questione delle rivendicazioni corporative di pezzi di territorio: è il problema della qualità dello sviluppo del nostro paese, è il tema dell’unità nazionale, è l’idea di un’Europa che parta dal Mediterraneo. Dal tema dei trasporti a quello della green economy, dalla vicenda dell’urbanistica a quella dell’occupazione e delle politiche industriali, dalla questione dell’accesso al credito a quella delle politiche sociali, dalla lotta alla dispersione scolastica e alla criminalità organizzata ai maggiori investimenti per il diritto allo studio e la ricerca, dal mezzogiorno e per il mezzogiorno passano le grandi sfide che possono cambiare il nostro paese. Nel sud del paese il Pil per abitante è di poco superiore alla metà di quello del centro-nord; il tasso di disoccupazione è più del triplo; il lavoro sommerso è il doppio; la dotazione di infrastrutture e servizi di trasporto è meno della metà. 
In un contesto nel quale si sommano ritardi storici, una spesa pubblica pro capite ancora inferiore del 7% rispetto alla media nazionale e un sistema diffuso di sperperi e corruttele, un pezzo di paese continua ad arrancare sotto la spinta di politiche miopi e localistiche, condannando alla marginalità un’intera generazione che, nel migliore dei casi, emigra: nel peggiore non può né esprimere le proprie capacità né avere una mano tesa nelle difficoltà.
Dobbiamo costruire un nuovo modo di concepire il mezzogiorno e la sua funzione. 
Nell’area dove risiede la popolazione più giovane del paese e che ha tratto minori vantaggi dallo sviluppo industriale del secolo scorso, occorrerebbe ripartire dall’economia verde, potenziale elemento catalizzatore di una nuova idea di rapporto tra ricerca, innovazione e e produzione, mettendo al centro e a sistema le potenzialità del mondo accademico e le peculiarità ed il patrimonio territoriale. Ripensare le politiche attive del lavoro, non tagliando la spesa pubblica ma riformandola, responsabilizzando i soggetti interessati e le istituzioni e ripristinando un sistema di accesso al credito che dia ossigeno innanzitutto alle piccole e medie imprese e alle idee di tanti giovani che non hanno alle spalle ricchi patrimoni come garanzia.
Ancora oggi nel nostro paese molti segmenti della società non hanno diritto ed accesso alla cittadinanza così come definita e tutelata dalla nostra Costituzione. Che siano migranti o donne, persone con un orientamento sessuale differente o nate in una periferia piuttosto che nel sud del paese, questi cittadini, seppur nel rispetto delle regole e con le stesse capacità di tutti gli altri, vedono innanzi a loro un muro trasparente, una barriera, a volte culturale, a volte normativa, che non permette loro di poter sostanzialmente concorrere al raggiungimento dei proprio desideri e aspettative di vita.
PARTE III – LE PRIMARIE DELLE IDEE
Se il fine giustifica i mezzi, chi si incaricherà di giustificare il fine?
A questa domanda che la mente lascia in sospeso la rivolta risponde: i mezzi”
Albert Camus
Tesi 15
I Giovani democratici e l'Italia che cambia
Abbiamo provato fin qui ad illustrare qual è la nostra idea di società, facendola discendere da un tentativo di analizzare questo mondo al contrario.
Il problema europeo ed italiano è oggi come riconiugare il compromesso fra democrazie, mercati e sviluppo. La società della conoscenza è per noi la risposta, l'incarnazione di un nuovo umanesimo possibile. Di questo progetto vogliamo essere strumento coerente.
I Giovani democratici sono arrivati al loro terzo anno di attività, iniziata con le primarie del 2009.
Abbiamo, in questi tre anni, attraversato cambiamenti epocali dopo i quali nulla sarà più come prima; di queste trasformazioni anche l'Italia è stata teatro. Come mettere tra parentesi, inizio della fine del berlusconismo, una fine che ancora si deve compiere, le gradi mobilitazioni delle donne e dei diritti, della scuola e dell'università, il 9 aprile dei precari, la vittoria dei referendum sui beni comuni e quella delle amministrative? Esse sono state parte di un racconto del cambiamento possibile che l'Italia preparava e che rischia di restare congelato dai venti della crisi. Sono il diario di un'Italia possibile, che iniziava a superare il dualismo berlusconiani - antiberlusconiani e tornava a mettere l'accento sulla quotidianità delle italiane e degli italiani.
Di questa stagione i Giovani democratici sono stati, orgogliosamente e spesso in anticipo, parte.
Ed è stata la straordinaria spinta di questi mesi che ci ha consentito di dispiegare le vele della nostra nave ed attraversare l'Italia, acquisendo riconoscibilità e protagonismo politico.
E' bastato farsi trovare pronti, con un'organizzazione che aveva già messo i piedi nel territorio e che era diventata abbastanza alta da guardarsi attorno.
Da questo punto di vista è stata determinante la volontà di migliaia di ragazze e ragazzi di partecipare, la scelta di costruire un'organizzazione per fare movimento ed essere “ponte”, la tenace rivendicazione di autonomia politica dal Partito democratico, la nascita delle due associazioni Federazione degli Studenti e Rete universitaria nazionale.
E' stata questa stagione a chiudere la fase di costruzione dei Gd iniziata con le primarie del 2009.
Costruire i Giovani democratici ha significato soprattutto dovere superare i limiti di un'organizzazione giovanile nata da un voto che ci ha dato degli organismi di direzione ma non ha consentito un'autentica riflessione collettiva sulla funzione dei Gd, sulla loro rotta, sui loro obiettivi.
Questo congresso è l'occasione per definire al meglio quale sia la nostra Carta d'identità, per discutere ed insieme decidere, sottraendo i Giovani democratici a narrazioni banalizzanti quando non offensive.
Un'organizzazione autonoma per anticipare il cambiamento
Non era detto, tre anni fa, che saremmo esistiti. Ci siamo costituiti nella certezza che servisse costruire uno spazio di iniziativa generazionale autonomo, unitario ed aperto. Vogliamo candidarci a completare il processo di fusione tra le culture politiche che hanno dato vita al Pd, attraverso una nostra lettura della crisi e delle sue possibili vie d'uscita, partendo da quell'idea di umanesimo forte che è stata il grande tratto comune delle grandi esperienze di progresso dell'Italia, a partire dal movimento dei lavoratori. Vogliamo affermare innanzitutto il punto di vista delle giovani generazioni all'interno del partito democratico, nella certezza di poter essere un ponte tra un mondo giovanile in rapidissima evoluzione ed il nostro partito. Abbiamo preferito farlo creando i Giovani democratici, attraverso uno la creazione di uno strumento politico che fosse nostro, che ci consentisse di misuraci con l'analisi del mondo che cambia, che ci consentisse di dire la nostra e di farlo insieme.
Questa scelta derivava, ed ancor oggi viene confermata, dalla debolezza delle possibili alternative: o la militanza diretta dei giovani nel partito democratico e nelle sue correnti, o la strada leaderistica di chi crede che il rinnovamento di un partito possa nascere dalla semplice emersione di una leadership nuova. La nostra è la ricerca di un percorso collettivo, che ha il suo perno nella battaglia delle idee tra visioni diverse della società e che a quello vincola le battaglie di rinnovamento. La precondizione di ciò è la nostra autonomia, intesa non come dato statutario e burocratico, ma come capacità di ricerca, di elaborazione e di battaglia. Essere autonomi per noi significa esserlo dal Partito democratico e dalle sue componenti politiche.
A forma di rete
Non crediamo che siano le istituzioni a cambiare le società. Pensiamo anzi che se non cambia la società con difficoltà la politica potrà produrre riforme in senso progressista e democratico. Per questo vogliamo rafforzare il rapporto con le forze sociali ed i movimenti che condividono la nostra lettura del cambiamento, nella consapevolezza di avere funzioni diverse e nel rispetto delle reciproche autonomie. Vogliamo organizzare una generazione che, a dispetto della retorica vittimistica, esprime enormi potenzialità. Crediamo che per farlo serve inventare spazi, reti e nuove strutture. La rete “Il nostro tempo è adesso” , il rapporto con il comitato “Acqua bene comune”, le relazioni che abbiamo costruito in questi anni con realtà del sociale che vogliono condividere la battaglia per una società diversa è e resta una nostra priorità.
Ripartiamo dai circoli e dalle federazioni come luogo di elaborazione e costruzione di iniziativa e non solo di contesa della cariche, ma abbiamo più che mai bisogno di continuare a spingerci in avanti. Un'organizzazione moderna ha bisogno di vivere dove la sua generazione vive. Intanto le scuole e le università, all'interno della quali rafforzare la Federazione degli studenti e la Rete universitaria nazionale, non semplicemente come cartelli elettorali, ma come strumenti di discussione, elaborazione e partecipazione in spazi che, dopo le grandi riforme dell'autonomia, sono essenziali per la costruzione di una moderna società della conoscenza e che hanno bisogno del contributo decisivo della componente studentesca per non ripiegarsi in maniera autoreferenziale. Alle due associazioni garantiamo autonomia politica e continua relazione con il lavoro dei Giovani democratici.
La democrazia come fine e come mezzo
Non crediamo nell'idea di democrazia non solo come insieme di procedure, per noi la democrazia è un processo attraverso il quale chi non ha voce se la riprende, attraverso il quale i deboli possono rovesciare le decisioni dei forti. Parte integrante del nostro progetto è restituire potere ai cittadini mediante la democrazia rappresentativa. Ciò comporta una battaglia per restituire peso ai partiti e ai parlamenti, ma significa soprattutto coltivare la democrazia come strumento anche al nostro interno, allargando gli spazi di partecipazione alle decisioni e garantendo l'autonomia e il pluralismo dei Giovani democratici. Dare voce a chi non ce l'ha passa anche per la nostra capacità di interpretare e dare voce al pensiero dei nostri iscritti.

Gli eletti dei Giovani democratici: dal basso verso l'alto
Pensiamo che le migliaia di eletti nelle amministrazioni locali non siamo un risultato da esporre in vetrina ma parte essenziale del nostro progetto di cambiamento, alla luce dei poteri straordinari che gli enti locali hanno e nella speranza che possano essere anch'essi anticipatori del cambiamento. In questi anni le amministrazioni sono state il terreno di sperimentazione di pratiche di cittadinanza e partecipazione avanzata, di costruzione del welfare comunitario, di ridefinizione delle politiche energetiche ed ambientali, di dialogo tra culture, di integrazione degli immigrati, di avanzamento sul terreno dei diritti civili. Di questo fenomeno noi ci sentiamo e vogliamo essere parte, senza separare il ruolo dei nostri giovani eletti dai compiti dei Giovani democratici, ma valorizzando questo rapporto come parte essenziale del nostro disegno di cambiamento della società.
Cambiare le idee, cambiare gli uomini, rinnovare il PD
Non crediamo che il rinnovamento si faccia partendo dall'età anagrafica ma non accettiamo l'idea che ciascuno debba mettersi in fila aspettando in buon ordine il proprio momento. Il nostro rinnovamento passa per una lettura dei problemi e per una proposta politica nuova.
Il centrosinistra negli ultimi venti anni ha più volte salvato il Paese, ma le sue modalità di governo, sono spesso state subalterne al pensiero unico. Dall'accettazione culturale del presidenzialismo di fatto, fino all'idea che più flessibilità avrebbe automaticamente portato a maggiore occupazione, passando per l'idea che la politica non debba intervenire nell'economia, spesso il centrosinistra più che riformista è sembrato debole. Noi vogliamo cambiarlo, nelle facce e nelle idee, convinti che non ci sarà leader che da solo volterà pagina, ma che per cambiare occorra l'impegno di una intera generazione.
"Con la politica-spettacolo i cittadini possono solo applaudire o star zitti.
I politici non fanno domande sul futuro cui associare i cittadini,
essi danno solo, o fingono di dare, risposte sul presente"
Vittorio Foa - Passaggi 
Tesi 16
Questo congresso e le nostre proposte: le primarie delle idee.
Il governo Monti è nato per fronteggiare un'emergenza. Proprio per questo, il tempo di questo governo non è una parentesi nella quale le forze politiche potranno esimersi dall'esprimere il proprio punto di vista, per quanto potrà essere diverso da quello di un esecutivo al quale hanno espresso leale sostegno. I provvedimenti dei prossimi mesi, infatti, non saranno neutrali. Chi pagherà e chi no, dove saranno indirizzati gli investimenti, quali spese saranno tagliate, come sarà modificata la disciplina del lavoro: sono tutte decisioni politiche che lasciano un segno.
Il Partito democratico ha scelto di sostenere il governo, ma non è al governo.
Noi crediamo che questo non sia il momento di attendere in silenzio, aspettando le prossime elezioni politiche perché sarebbe ingiusto verso il Paese e la nostra generazione. Al contrario, alla fine del ciclo politico berlusconiano, siamo convinti che rimettere in sesto l'Italia passi per un rinnovato protagonismo delle forze politiche, per una profonda riforma del sistema istituzionale e per un dibattito pubblico che renda comprensibile cosa unisce e cosa divide i principali partiti.
Noi vogliamo costruire un progetto partecipato: intorno a questo nodo in questi anni si sono impegnati in molti, riuscendo raramente a coniugare la partecipazione con la decisione vincolante. 
In questi anni i territori sono stati spesso protagonisti dell'avventura politica dei Giovani democratici, per questo vogliamo svolgere dentro il congresso un percorso di discussione aperto che ci porti ad avere un nostro manifesto programmatico attorno al quale costruire l'attività dei prossimi anni, le nostre primarie delle idee.
Lavoro e welfare, diritti e cittadinanza, scuola, università e ricerca, questione femminile, sviluppo sostenibile e lotta alle rendite saranno le nostra parole chiave, intorno alle quali costruire un “libro bianco” dei Giovani democratici su cui interloquire con il Governo Monti.

 


 
Comunicazione - GD Campania PDF Stampa E-mail
Scritto da GD CAMPANIA   
Sabato 17 Dicembre 2011 16:45

Ai sensi del deliberato approvato all'unanimità dalla direzione regionale del 12 Dicembre c.a. e preso atto del regolamento per il congresso nazionale dei GD approvato dalla direzione nazionale del 13 Dicembre c.a., è convocata per il giorno 20 Dicembre alle ore 18.00, presso i locali del PD regionale, la commissione di garanzia regionale.

Michele Grimaldi - Antonio Iozzi

 
REGOLAMENTO CONGRESSUALE NAZIONALE DEI GIOVANI DEMOCRATICI PDF Stampa E-mail
Scritto da GD CAMPANIA   
Giovedì 15 Dicembre 2011 15:13

(Clicca qui per scaricare il file del regolamento)

REGOLAMENTO CONGRESSUALE GIOVANI DEMOCRATICI

Articolo 1 – Convocazione del Congresso

La Direzione nazionale del 13 dicembre 2011 ha convocato il I Congresso dei Giovani Democratici  per i giorni dal 16 al 18 marzo 2012.

 

Avranno diritto di parola e di voto tutti gli iscritti e le iscritte ai Giovani Democratici nell’anno 2010 che avranno rinnovato la tessera entro la data di convocazione del proprio congresso di circolo ed ai nuovi iscritti 2011 che avranno ritirato la tessera prima del 19 Dicembre. Per le provincie poste sotto commissariamento nazionale tale scadenza sarà prolungata al 7 Gennaio.

 

Valgono per la platea congressuale la somma degli iscritti 2010 più i nuovi iscritti 2011 al 19 Dicembre, con l’eccezione dei territori commissariati di cui sopra.

 

Per i delegati al Congresso nazionale si adotta la proporzione su scala regionale di 1 delegato ogni 150 iscritti o frazione superiore alla metà.

 

Il Congresso Nazionale dovrà essere preceduto dai Congressi di Circolo, di Federazione e Regionali.

 

Articolo 2 – Tempi congressuali

I congressi di circolo si dovranno tenere entro e non oltre il 5 di Febbraio 2011.

I congressi di federazione si dovranno tenere entro e non oltre il 26 di febbraio 2011.

I congressi regionali si dovranno tenere entro e non oltre l’ 11 Marzo 2011.

 

Articolo 3 – La Commissione Congressuale Nazionale

La Commissione Congressuale Nazionale è la Commissione Nazionale di Garanzia, ha compiti di garanzia e controllo sullo svolgimento dell’intero percorso congressuale, ed è chiamata a far rispettare il Regolamento Congressuale in vigore dalla direzione di convocazione del Congresso Nazionale.

La Commissione Congressuale Nazionale, acquisisce tassativamente la platea dei nuovi iscritti 2011 entro il giorno 22 dicembre insieme con la relativa quota economica.

 

Contese, ricorsi e presunte irregolarità verificatesi durante la fase congressuale che non trovino soluzione negli organismi di controllo e garanzia inferiori per grado possono essere portati alla sua attenzione. La Commissione Congressuale Nazionale è chiamata a decidere in via definitiva entro e non oltre 10 giorni dalla presentazione degli atti.

 

La Commissione, nello svolgimento dei suoi lavori e nelle decisioni che assume, si ispira al principio della ricerca del più ampio consenso.

Articolo 4 – Documenti congressuali

Base della discussione del I Congresso dei Giovani Democratici sarà un documento politico per tesi proposto dal segretario e dall’esecutivo entro il giorno 19 Dicembre, e reso pubblico entro il 20 del Dicembre 2011. Sarà possibile presentare una mozione alternativa entro il giorno 23 Dicembre. La mozione, per essere ammessa dovrà essere sottoscritta da almeno il 33% dei membri della direzione nazionale. I diversi documenti avranno a questo punto carattere completo e inemendabile, e candidato segretario come primo firmatario della mozione stessa. In caso di documento unico, si procederà ad un congresso per tesi. Dal giorno 23 sarà possibile convocare i congressi territoriali secondo l’ordinamento ed i tempi del congresso normati nel seguito del presente regolamento.

 

Articolo 5 – I delegati nazionali: norme generali

I delegati sono eletti dal loro congresso in rappresentanza della propria organizzazione territoriale per rappresentarla nel livello congressuale successivo.

I delegati sono vincolati dal mandato affidatogli dal congresso che li elegge e alla rappresentanza della pluralità delle posizioni politiche che in quel congresso si sono espresse.

Le liste dei delegati ai vari livelli dovranno vedere rappresentati entrambi i generi con una percentuale pari almeno al 50%, o subito inferiore o superiore nel caso di delegazioni dispari.

Articolo 6 – La composizione della platea congressuale nazionale

La platea congressuale nazionale è composta dai delegati dei Congressi Regionali in ragione dei rapporti definiti all’articolo 1 del presente regolamento e da una quota di delegati di diritto.

I delegati di diritto sono così definiti:

Il Segretario Nazionale dei Giovani Democratici

Il Presidente della Direzione Nazionale dei Giovani Democratici

l'Esecutivo nazionale dei Giovani Democratici

I parlamentari iscritti ai Giovani Democratici

Il Presidente della Federazione degli Studenti

Il Presidente della Rete Universitaria Nazionale

I membri del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari iscritti ai Giovani Democratici

 

Eventuali sostituzioni nella lista dei delegati successiva all’approvazione da parte del Congresso Regionale potranno avvenire solo e soltanto in coerenza di genere e verranno indicati in una lista di delegati di riserva votata dal Congresso Regionale.

 

Articolo 7 – Il Congresso Nazionale

In apertura del Congresso Nazionale, su proposta del Segretario Nazionale uscente, viene votata la Presidenza del Congresso.

La Presidenza si insedia, comunica l’ordine dei lavori del congresso, modalità di elezione del Segretario e propone all’Assemblea la Commissione Elettorale e la Commissione Politica che verranno votate in forma palese.

La Presidenza del Congresso ha anche i compiti di Commissione Verifica Poteri con il compito di garantire il corretto svolgimento dei lavori e di vagliare eventuali reclami.

La discussione viene aperta dalla relazione del Segretario Nazionale uscente e chiusa da una conclusione del  neo-segretario al dibattito.

Alla fine del dibatto, prima la commissione politica e poi la commissione elettorale esporranno le proposte frutto del loro lavoro e le metteranno ai voti secondo le modalità previste nel presente regolamento.

 

Articolo 8 – La Commissione Politica

La Commissione Politica ha il compito di istruire la discussione in platea su tutti i documenti di carattere politico, guidata dai principi di massima sintesi delle proposte, di coerenza dell’insieme complessivo dei documenti e del rispetto del pluralismo.

La documentazione destinata alla Commissione Politica sarà predisposta dalla Commissione Congressuale Nazionale.

La Commissione Politica ha potere deliberativo sui documenti su cui arriva ad esprimere un parere unanime. I documenti approvati all’unanimità saranno presentati all’Assemblea ma non messi in votazione in quanto già assunti per iniziativa della Commissione Politica.

I documenti su cui la Commissione Politica non riesce ad esprimersi in maniera unanime verranno presentati all’Assemblea con un parere a maggioranza con forma palese. Sono approvate le tesi contrapposte sostitutive, gli emendamenti e gli ordini del giorno che otterranno il voto favorevole della maggioranza dei presenti.

Per ogni documento è prevista la presentazione da parte della Commissione Politica che sarà chiamata a esprimere un parere a cui seguirà un solo intervento a favore e un solo intervento contrario.

La fase di voto sui documenti si chiude con il voto finale sull’intero Documento Politico Nazionale così come risulta emendato e variato sulla base delle votazioni precedenti e del lavoro della Commissione Politica.

 

Articolo 9 – La Commissione Elettorale

La Commissione Elettorale ha il compito di predisporre la proposta di Direzione Nazionale.

La proposta, costruita sulla base del dettato regolamentare e dei criteri di cui si doterà la Commissione stessa, viene presentata e posta al voto dell'Assemblea Congressuale.

Nel caso di congresso a tesi, su richiesta del 20% della Platea si possono presentare liste alternative per la direzione nazionale, fissato il numero totale della direzione stessa dalla commissione elettorale. Occorre verificare che nessun nominativo appartenga a più di una lista e che i membri delle diverse liste siano consenzienti. Si procede alla votazione in forma palese, e saranno eletti in ordine di presentazione i membri di ciascuna lista proporzionalmente ai voti presi in platea.

Nel caso di congresso a mozioni, l'attribuzione dei membri in direzione dovrà rispecchiare le percentuali di voto di ciascun documento nella platea degli iscritti di federazione prevedendo un riequilibrio proporzionale ai voti validamente espressi nel caso la platea dei delegati non rispecchiasse le percentuali delle mozioni.

Articolo 10 – Elezione del Segretario Nazionale

Nel caso di congresso a tesi l’elezione del Segretario Nazionale avviene durante lo svolgimento del Congresso Nazionale in base alle modalità stabilite dalla Presidenza del Congresso Nazionale.

Nel caso di congresso a mozioni sarà proclamato Segretario Nazionale  il candidato che riceverà la maggioranza assoluta dei votanti dei circoli. Nel caso non si dovesse raggiungere la maggioranza assoluta dei votanti nei circoli, il segretario sarà eletto in Assemblea congressuale nazionale.

A conclusione dei lavori del Congresso Nazionale la Presidenza, seguendo le modalità stabilite per l’elezione, comunica all’Assemblea i risultati dello scrutinio e proclama eletto il candidato che ha ottenuto maggioranza assoluta dei voti.

Le candidature a Segretario Nazionale, nel caso di congresso per tesi, devono essere fatte pervenire alla Commissione Congressuale Nazionale entro il 13 Marzo 2012.

Le candidature a Segretario Nazionale devono essere accompagnate da una breve Dichiarazione di Intenti e dalle firme di almeno del 25% dei delegati della platea congressuale o di 5 Segretari Regionali. Può essere sottoscritta una sola candidatura. E' possibile candidarsi a segretario nazionale anche raccogliendo 4000 firme di iscritti da almeno 8 regioni, presentandole alla commissione per il congresso.

La Commissione Congressuale Nazionale fatte le verifiche sulle firme ammette le candidature in regola col presente regolamento.

E’ garantito a ogni candidato un intervento di presentazione della candidatura durante il dibattito del Congresso Nazionale.

 

Articolo 11 – I Congressi di Circolo

Partecipano al Congresso di Circolo con diritto di parola, di voto e di elettorato attivo e passivo tutti gli iscritti del 2010 che abbiano regolarmente rinnovato la tessera per l’anno in corso e tutti i nuovi iscritti al 19 Dicembre.

Partecipano altresì con diritto di parola e di elettorato passivo tutti gli iscritti successivi al 19 di Dicembre in regola col tesseramento dell’anno corrente.

I Congressi di Circolo sono convocati su un ordine del giorno che preveda la discussione e la votazione dei documenti nazionali e locali, il rinnovo degli organismi dirigenti e l’elezione dei delegati per il Congresso Federale.

Nel caso di congresso a mozioni, l'attribuzione dei delegati sarà garantita dalle percentuali prese da ciascun documento contrapposto, utilizzando il metodo D'Hont per quanto riguarda la divisione dei resti. All'interno di ciascun circolo i votanti di ciascuna mozione dovranno esprimere i nomi dei membri della direzione di circolo (se prevista) e dei delegati al livello superiore.

In apertura del Congresso viene votata, su proposta del Segretario uscente, la Presidenza del Congresso. La Presidenza propone all’Assemblea, che dovrà esprimersi con una votazione, la composizione della Commissione elettorale. La Presidenza, con voto favorevole dell’Assemblea, può svolgere anche la funzione di Commissione elettorale.

La discussione congressuale sarà aperta dalla relazione del Segretario uscente. La discussione verterà su quest’ultima e i documenti nazionali.

E’ possibile, nel caso di congresso a tesi, la presentazione di tesi contrapposte a carattere sostitutivo, emendamenti, e ordini del giorno su temi di carattere locale o nazionale che verranno discussi e approvati con votazione in forma palese nella sessione plenaria come normato nell'articolo 14.

Nel caso di congresso a tesi, tesi contrapposte e sostitutive, emendamenti e ordini del giorno presentati a livello locale se approvati verranno inviati al livello congressuale successivo per la discussione e la votazione.

Il Congresso di Circolo elegge i delegati al Congresso Federale in ragione della proporzione numerica fissata dalla Direzione Federale sul totale degli iscritti.

La votazione sulla lista dei delegati e, ove lo si ritenga necessario, del Direttivo del Circolo avviene in forma palese.

Il Segretario di Circolo è eletto a voto palese.

La Segreteria Federale svolge un ruolo di coordinamento e supporto organizzativo durante le campagne congressuali dei Circoli.

Il Congresso di Circolo dovrà essere garantita la presenza di un membro della Segreteria Federale con funzioni di garanzia.

 

Articolo 12 – I Congressi di Federazione

Le Direzioni Federali convocano il Congresso di Federazione e approvano il Regolamento Congressuale Federale che stabilirà, nel rispetto del presente regolamento, il rapporto iscritti/delegati per la composizione della platea congressuale federale, modalità e forma di partecipazione al Congresso di Federazione e modalità e tempi di svolgimento dei Congressi di Circolo.

Di norma i Congressi di Federazione compongono le proprie platee congressuali con delegati eletti nei Congressi di Circolo. E’ possibile, per le federazioni con una platea minore di 300 iscritti, svolgere i congressi in forma assembleare se previsto dai regolamenti regionali.

Le Federazioni dovranno tempestivamente comunicare all’Esecutivo Regionale e alla Commissione Congressuale Nazionale la data di svolgimento del proprio congresso.

I Congressi di Federazione saranno convocati dalle Direzioni Federali su un ordine del giorno che preveda la discussione e la votazione dei documenti nazionali e locali, il rinnovo degli organismi dirigenti e l’elezione dei delegati per il Congresso Regionale.

Nel caso di congresso a mozioni, l'attribuzione dei delegati dovrà rispecchiare le percentuali prese da ciascun documento nella platea degli iscritti di federazione prevedendo un riequilibrio proporzionale ai voti presi nel caso la platea dei delegati non rispecchiasse la percentuale della mozione. All'interno di ciascuna federazione i delegati di ciascuna mozione dovranno esprimere i nomi dei membri della direzione di federazione e dei delegati al livello superiore.

In apertura del Congresso, su proposta del Segretario uscente, viene votata la Presidenza del Congresso; su proposta della Presidenza vengono votate le modalità di elezione del Segretario federale, la Commissione Elettorale e la Commissione Politica: la prima con il compito di predisporre e avanzare all’Assemblea la proposta di lista dei delegati al Congresso Regionale e la proposta di Direzione Federale; la seconda di raccogliere e riordinare, in accordo con i presentatori, tesi contrapposte e sostitutive, emendamenti e ordini del giorno ed eventuali altri materiali proposti per presentarli alla discussione e alla votazione in plenaria.

La Commissione Politica ha anche la facoltà di respingere gli emendamenti non attinenti alla traccia di discussione congressuale. La Presidenza del Congresso assume anche il compito di Commissione Verifica Poteri.

La discussione congressuale sarà aperta dalla relazione del Segretario uscente. La discussione verterà su quest’ultima e i documenti nazionali.

E’ possibile, nel caso di congresso a tesi, la presentazione di tesi contrapposte a carattere sostitutivo, emendamenti, e ordini del giorno su temi di carattere locale o nazionale che verranno discussi e approvati con votazione in forma palese nella sessione plenaria come normato nell'articolo 14.

Nel caso di congresso a tesi, tesi contrapposte e sostitutive, emendamenti e ordini del giorno presentati a livello locale se approvati verranno inviati al livello congressuale successivo per la discussione e la votazione.

Il Congresso di Federazione elegge i delegati al Congresso Regionale in ragione della proporzione numerica fissata dalla Direzione Regionale sul totale degli iscritti. Le votazioni sulla lista dei delegati e sulla Direzione Federale avviene in forma palese.

Il segretario di federazione può essere eletto sia in con voto palese sia a scrutinio segreto.

La Segreteria regionale svolge un ruolo di coordinamento e supporto organizzativo durante le campagne congressuali delle Federazioni.

Al Congresso di Federazione dovrà essere garantita la presenza di un membro della Segreteria Regionale con funzioni di garanzia.

Articolo 13 - I Congressi Regionali

Le Direzioni Regionali convocano il Congresso Regionale e approvano il Regolamento Congressuale Regionale che stabilirà, nel rispetto del presente regolamento, il rapporto iscritti/delegati per la composizione della platea congressuale regionale forme e modalità di partecipazione al Congresso Regionale e, nel rispetto dell’autonomia politica e organizzativa, modalità e tempi di svolgimento dei Congressi di Federazioni.

I Congressi Regionali si svolgono per delegati eletti dai Congressi di Federazione.

I Regionali dovranno tempestivamente comunicare all’Esecutivo Nazionale e alla Commissione Congressuale Nazionale la data di svolgimento del proprio congresso.

I Congressi Regionali saranno convocati dalle Direzioni Regionali su un ordine del giorno che preveda la discussione e la votazione dei documenti nazionali e locali, l’elezione dei delegati per il Congresso Nazionale ed il rinnovo degli organismi dirigenti. Le regioni che hanno provveduto al rinnovo di tutti gli organismi dirigenti, compresi quelli provinciali, da maggio 2011 fino alla data di approvazione del regolamento, sono esentate dal dover rieleggere i propri gruppi dirigenti.

Nel caso di congresso a mozioni, l'attribuzione dei delegati dovrà rispecchiare le percentuali di voto da ciascun documento nella platea degli iscritti di federazione prevedendo un riequilibrio proporzionale ai voti presi nel caso la platea dei delegati non rispecchiasse la percentuale della mozione. All'interno di ciascuna regione i delegati di ciascuna mozione dovranno esprimere i nomi dei membri della direzione regionale  e dei delegati al livello superiore.

In apertura del Congresso, su proposta del Segretario uscente, viene votata la Presidenza del Congresso; su proposta della Presidenza vengono votate le modalità di elezione del Segretario regionale, la Commissione Elettorale e la Commissione Politica: la prima con il compito di predisporre e avanzare all’Assemblea la proposta di lista dei delegati al Congresso Nazionale e la proposta di Direzione Regionale; la seconda di raccogliere e riordinare, in accordo con i presentatori, tesi contrapposte e sostitutive, emendamenti e ordini del giorno ed eventuali altri materiali proposti per presentarli alle discussioni e alla votazione in plenaria.

La Commissione Politica ha anche la facoltà di respingere gli emendamenti non attinenti alla traccia di discussione congressuale. La Presidenza del Congresso assume anche il compito di Commissione Verifica Poteri.

La discussione congressuale sarà aperta dalla relazione del Segretario uscente. La discussione verterà su quest’ultima e i documenti nazionali.

E’ possibile, nel caso di congresso a tesi, la presentazione di tesi contrapposte a carattere sostitutivo, emendamenti, e ordini del giorno su temi di carattere locale o nazionale che verranno discussi e approvati con votazione in forma palese nella sessione plenaria come normato nell'articolo 14.

Nel caso di congresso a tesi, tesi contrapposte e sostitutive, emendamenti e ordini del giorno presentati a livello locale se approvati dovranno essere tempestivamente trasmessi alla Commissione Congressuale Nazionale per la predisposizione del dibattito nel Congresso Nazionale.

Il Congresso Regionale elegge i delegati al Congresso Nazionale in ragione della proporzione numerica fissata dal presente regolamento sul totale degli iscritti.

Il segretario di Regionale può essere eletto sia in con voto palese sia a scrutinio segreto.

L’Esecutivo Nazionale svolge un ruolo di coordinamento e supporto organizzativo durante le campagne congressuali dei Regionali.

Al Congresso Regionale dovrà essere garantita la presenza di almeno un membro dell’Esecutivo Nazionale con funzioni di garanzia.

 

Articolo 14 – Emendamenti-tesi-ordini del giorno

E’ possibile presentare al congresso nazionale tesi contrapposte alle tesi del documento politico nazionale,  emendamenti alle stesse ed ordini del giorno nel caso di congresso a tesi, solamente ordini del giorno nel caso di congresso a mozioni.

 

EMENDAMENTO ALLE TESI: Si presenta una proposta di correzione di parte della tesi nazionale, dal valore sostitutivo o integrativo della stessa.

TESI CONTRAPPOSTA: Si presenta quando si palesa un dissenso su una delle tesi del documento nazionale non risolvibile in un emendamento della stessa. Queste tesi, se approvate, avranno valore sostitutivo di quelle del documento nazionale

ORDINE DEL GIORNO: Si presenta su argomenti di stretta attualità e conclamata urgenza.

 

I suddetti tre strumenti di dibattito politico sono utilizzabili ad ogni livello congressuale, di Circolo, di Federazione e Regionale.

Tali emendamenti/tesi/Odg verranno inviati per la discussione e il voto al congresso di ordine immediatamente superiore se otterranno il voto favorevole della maggioranza della platea congressuale dei rispettivi livelli.

Il Congresso Nazionale si doterà, in sede congressuale, di una commissione politica che vaglierà gli eventuali emendamenti/tesi/ordini del giorno e li porrà in discussione alla platea congressuale.

Si intenderanno parte integrante del documento politico nazionale se assunti dalla commissione politica o approvati col voto favorevole della maggioranza della platea congressuale nazionale.

Ogni livello può dotarsi di una commissione politica per facilitare il dibattito politico sul documento nazionale.

Tesi contrapposte a carattere sostitutivo, emendamenti ed ordini del giorno di carattere nazionale possono, oltre che essere proposti dai livelli regionali, anche essere presentati direttamente in sede congressuale nazionale, previa sottoscrizione dei medesimi di almeno del 20% dei delegati della platea congressuale o di 6 Segretari Regionali o 500 iscritti di almeno 8 regioni, e depositati presso la Presidenza del Congresso Nazionale secondo le modalità da essa previste in sede congressuale.

Il Documento Politico Nazionale nel suo complesso verrà votato una sola volta in conclusione dell’intero percorso dal Congresso Nazionale con voto in forma palese.

 
Documenti approvati all'unanimità dalla Direzione regionale dei giovani democratici in data 12 dicembre 2011 PDF Stampa E-mail
Scritto da GD CAMPANIA   
Lunedì 12 Dicembre 2011 19:34

REGOLAMENTO PER COMMISSIONI DI GARANZIA

  1. Le commissioni sono convocate dal Presidente del livello territoriale di riferimento o, quando non presente, dal segretario del medesimo livello;

  2. È competente a decidere in prima istanza di un eventuale ricorso la commissione di garanzia afferente al livello immediatamente successivo a quello in cui si verifichi la fattispecie oggetto di contestazione;

  3. Avverso le decisioni di rigetto o di accoglimento parziale dei ricorsi presentati, il ricorrente ha la facoltà, entro 10 giorni dal ricevimento della decisione della commissione competente, di proporre gravame dinanzi al livello di garanzia immediatamente successivo;

  4. Il ricorrente ha l’obbligo, sin dalla proposizione del ricorso, di indicare in maniera analitica quali siano i motivi del ricorso, i fatti posti alla base dello stesso, le disposizioni regolamentari e statutarie che disciplinano le attività sottese al tesseramento che sarebbero state violate, nonché di allegare allo stesso eventuali documenti aventi efficacia probatoria ed indicare un indirizzo di posta elettronica e/o un numero di fax, al quale la commissione sarà tenuta ad inoltrare comunicazioni e/o gli esiti del ricorso;

  5. La mancata indicazione di anche uno solo degli elementi sopra indicati, comporterà la immediata inammissibilità del ricorso, con la definitiva cessazione della materia del contendere; tale provvedimento non è sottoposto a gravame;

  6. È preclusa la possibilità di procedere all’ascoltazione del ricorrente e/o di soggetti ulteriori da questi indicati, fatta salva l’eventualità in cui almeno un membro della commissione, esaminata la richiesta del ricorrente, ritenga utile procedere in tal senso;

  7. In ogni caso, la commissione di garanzia del livello territoriale ha l’obbligo di esaminare i ricorsi che dovessero pervenire entro e non oltre 15 giorni dal ricevimento degli stessi;

  8. In tal senso, nel caso in cui vi fossero più istanze da dover esaminare, la commissione di garanzia territoriale, nella prima seduta utile, è tenuta a valutare l’opportunità di calendarizzare i lavori e l’esame dei ricorsi, fermo restando che da tale momento, la commissione stessa ha l’obbligo di evadere tutte le richieste entro e non oltre il quindicesimo giorno successivo alla predisposizione del calendario;

  9. Una volta ricevuta la decisione del livello territoriale, in caso di rigetto e/o parziale accoglimento, il ricorrente può proporre gravame innanzi alla commissione di garanzia regionale entro e non oltre 5 giorni dalla ricezione del provvedimento di primo grado;

  10. Anche per il gravame il ricorrente è tenuto al rispetto, in particolare, delle disposizioni contenute negli artt.4, 5 del presente regolamento;

  11. È fatto obbligo per il ricorrente – appellante, trasmettere il ricorso originario con gli allegati, nonché copia del provvedimento della commissione di garanzia territoriale del livello inferiore;

  12. Anche per la decisione sul gravame, la commissione di garanzia competente è sottoposta ai termini perentori di cui agli artt. 7, 8;

  13. In ogni caso, per ciascun livello di competenza, le commissioni, rispetto ai ricorsi, decidono a maggioranza dei presenti partecipanti alle rispettive sedute di discussione, quando siano presenti almeno il 30% dei membri della commissione, in mancanza la seduta è ritenuta deserta;

  14. La commissione deve essere convocata 48 ore prima lo svolgimento della seduta; il mancato rispetto di tale termine comporta la invalidità della seduta stessa;

  15. Le riunioni della commissione vengono convocate ad un orario preciso e la verifica del numero legale è fatta in quel dato momento, nonché, a chiusura dei lavori;

  16. Quanto all’attività di vidimazione e ratifica delle anagrafi territoriali, le commissioni devono procedere alla stessa una volta verificato il rispetto delle norme regolamentari;

  17. Tale attività deve ottenere il voto favorevole della maggioranza dei componenti aventi diritto;

  18. Per quanto non normato nel presente regolamento, si richiama tutto quanto disposto nello statuto nazionale dei giovani democratici, nonché del regolamento regionale per il tesseramento 2011

 
"Le domande di una generazione" PDF Stampa E-mail
Scritto da GD CAMPANIA   
Mercoledì 09 Novembre 2011 11:03


 
No alla proposta Ichino PDF Stampa E-mail
Scritto da RUN CAMPANIA   
Lunedì 31 Ottobre 2011 11:43

Già nei mesi scorsi il senatore del PD, Pietro Ichino si è reso protagonista con una  interrogazione parlamentare insieme ad alcuni senatori del partito e di altre formazioni politiche del Terzo Polo (Udc,Fli),chiedendo al governo di aumentare le tasse universitarie sul modello britannico per migliorare la qualità dell'offerta formativa negli Atenei per tutti. Il senatore Ichino dimentica che abbiamo già un sistema di tassazione molto alto per tutti gli studenti, compresi quelli che hanno un reddito basso senza avere miglioramenti nei servizi universitari.

Oggi rilancia il suo ddl depositato al Senato nel 2009 sulla riforma del mercato del lavoro. Ichino con la sua riforma prevede per tutti il contratto a tempo indeterminato, tranne i contatti a termine legati al lavoro stagionale e alle sostituzioni, protezioni essenziali per tutti ma nessuno inamovibile. Una volta furi dal posto di lavoro, il lavoratore licenziato otterrebbe dall'azienda un indennizzo crescente in base al numero degli anni di impiego. Naturalmente se è disponibile a frequentare corsi di riqualificazione e cercare un nuovo lavoro. Questa è una proposta alternativa a quella del PD, e aggiungo errata nell'affrontare una vera riforma del mercato del lavoro. Dobbiamo ripartire dalla  proposta del partito, frutto di mesi di lavoro e approvata lo scorso giugno nella Conferenza nazionale sul lavoro tenutasi a Genova. La proposta prevede il contrasto della precarietà del lavoro. Il lavoro precario non può costare di meno rispetto a quello indeterminato; un salario minimo d'ingresso per i lavoratori non coperti da contratti collettivi, per i contratti a progetto e per gli stages; la realizzazione dei diritti di cittadinanza per tutte le categorie di lavoro, per malattie, infortuni, riposo e maternità e garanzia del reddito attraverso la riforma degli ammortizzatori sociali; statuto dei lavoratori autonomi professionisti. Credo che questa sia una vera riforma di sinistra, che intende riformare il mercato del lavoro con serietà e nel rispetto dei lavoratori. Invito tutte le organizzazioni studentesche del centrosinistra a discutere e promuovere incontri e iniziative sul tema che riguarda sopratutto il futuro di tanti giovani.

Arturo Formola

Coordinatore regionale R.U.N

 
Comunicazione GD Caserta PDF Stampa E-mail
Scritto da GD CAMPANIA   
Giovedì 15 Dicembre 2011 17:14

GD - Federazione di Caserta

Comunicazione

Si comunica che, alla luce dei dettami esposti dal regolamento nazionale per il congresso dei Giovani Democratici, e preso atto del dispositivo approvato all'unanimità dalla Direzione regionale dei Giovani Democratici del 12 Dicembre c.a., è convocata per il giorno sabato 17 Dicembre c.a. la commissione di garanzia provinciale dei Giovani Democratici di Caserta presso i locali della sede provinciale del PD.

Marco Villano

 
Documenti approvati all'unanimità dalla Direzione regionale dei giovani democratici in data 12 dicembre 2011 PDF Stampa E-mail
Scritto da GD CAMPANIA   
Lunedì 12 Dicembre 2011 19:38

Download dei documenti approvati all'unanimità dalla Direzione regionale dei Giovani Democratici in data 12 dicembre 2011:

Documento1 - Documento2

 
Documenti approvati all'unanimità dalla Direzione regionale dei giovani democratici in data 12 dicembre 2011 PDF Stampa E-mail
Scritto da GD CAMPANIA   

Approvati all'unanimità dalla Direzione regionale dei giovani democratici in data 12 dicembre 2011:


Considerata la necessità, in base ai dettami della Carta di cittadinanza GD/PD, di inviare entro la metà del mese di Dicembre l’anagrafe parziale dei GD della Campania al rispettivo livello del partito

Alla luce dell’imminente convocazione del primo congresso nazionale dei Giovani Democratici

la direzione regionale dei Giovani Democratici della Campania, riunitasi in data 12 Dicembre c.a. , dispone:

-         L’approvazione del regolamento per la commissione di garanzia regionale allegato al presente dispositivo;

-         La convocazione delle commissioni di garanzia provinciali entro e non oltre 3 giorni dalla data di consegna dell’anagrafe al livello nazionale stabilita dal regolamento nazionale per il congresso, con il compito di verifica evidimazione dell’anagrafe dell’anno 2011 utile per il congresso nazionale;

-         La consegna al livello regionale delle suddette anagrafi e della relativa quota economica, spettante al livello regionale e a quello nazionale, entro e non oltre le ore 18.00 del giorno successivo alla data limite stabilita per la convocazione delle commissioni di garanzia provinciali.

-         La convocazione della commissione di garanzia regionale per le ore 18.00 del giorno successivo alla data limite stabilita per la convocazione delle commissioni di garanzia provinciali, con il compito di verificare e vidimare l’anagrafe dell’anno 2011 utile per il congresso nazionale, recepire le quote economiche delle singole federazioni, inviare sia al livello regionale del partito che a quello nazionale dell’organizzazione giovanile l’anagrafe regionale dei GD della Campania, inviare al nazionale la rispettiva quota economica.

La campagna di adesione ai Giovani Democratici della Campania rimane in ogni caso aperta fino al 31 Dicembre c.a., con le modalità previste dal regolamento del tesseramento 2011 dei GD Campania, sia per quanto riguarda i rinnovi sia per i nuovi iscritti. Fanno eccezione provvedimenti decisi dalla direzione nazionale riguardo le Federazioni commissariate.

Entro il giorno 4 Gennaio 2012 sono tenute a riunirsi le commissioni di garanzia provinciali per l’approvazione definitiva dell’anagrafe 2011.

Entro il 6 Gennaio 2012 è tenuta a riunirsi la commissione di garanzia regionale per l’approvazione definitiva dell’anagrafe 2011, l’acquisizione della restante quota economica, l’invio al livello regionale del partito e a quello nazionale dell’organizzazione giovanile dell’anagrafe regionale dei GD della Campania.

 
I militanti del Pd sul pullman verso Roma "Ora l'alternativa passa da qui" PDF Stampa E-mail
Scritto da GD CAMPANIA   
Domenica 06 Novembre 2011 01:52

LA costruzione dell'alternativa passa anche da qui. Dagli occhi del compagno Funicola, 83 anni, tessera dal Pci dal 1953, che incrociano quelli di Giuseppe Cerbone, che di anni ne ha 21, ed è il segretario dei Giovani Democratici di Afragola, provincia di Napoli. Passa da storie e generazioni che si saldano e dialogano. Passa da un pullman carico di ragazzi che alle nove del mattino è già in viaggio verso piazza San Giovanni. Per "Ricostruire l'Italia", per stringersi intorno alle parole con cui Pierluigi Bersani indicherà l'exit strategy approntata dal Pd per superare la crisi economica e politica che sta mettendo a repentaglio il futuro del Paese. "Abbiamo il compito di dimostrare che siamo pronti a governare. Abbiamo il compito di dimostrare che le secche del berlusconismo si possono superare solo con la politica". Si parte.

Panini, sigarette, caffè e giornali. La tragedia di Genova e l'insostenibile leggerezza di Silvio Berlusconi che annuncia al mondo che in Italia "la crisi non si sente". I commenti sono al vetriolo. Emanule Tanzilli, 25 anni, studia economia. Ed è stanco. Stanco di essere rappresentato da "questa classe di governo che ormai è solo un tappo per lo sviluppo e la crescita del Paese". Ci dice: "Le parole del premier non sono degne di essere prese in considerazione. Oggi mostreremo che l'alternativa è pronta, che non si manifesta solo per distruggere. Che l'Italia migliore è già in cammino". Gli scontri del 15 ottobre pesano come un macigno anche sui giovani militanti del Pd. L'impossibilità di mettere in piedi un corteo, la voglia di ridisegnare la piazza come luogo di partecipazione politica. Per discutere della lettera della Bce, delle proposte messe sul tavolo dal governo per modificare lo Statuto dei Lavoratori. Per riflettere sulle prospettive future del mercato del lavoro.

Manifestazioni? Il compagno Funicola le ha fate tutte. Porta la mano alla testa, richiama ricordi. "Ce l'ho nel sangue, non ho mai persa una. Con Togliatti, Berlinguer". Decenni di militanza. Un solo obiettivo: "La politica deve controllare i mercati. Se ci troviamo in questa situazione è anche perché negli ultimi anni i partiti hanno perso gran parte della loro forza". E non se ne esce con le ricette alla Renzi, con il menù di proposte presentato alla Leopolda. Ne è convinto anche Antonio Zanfardino, sindacalista, nel Pci dal 1973: "Gli slogan del sindaco di Firenze non ci servono. Il rinnovamento, i giovani. Sono temi presenti nel dibattito politico sin dagli anni '80". Certo, "i ragazzi devono studiare e analizzare le dinamiche sociali. C'è bisogno del loro apporto. Ma è necessario anche che non perdano il senso delle radici".

Temi intorno ai quali non si smette mai di discutere. Provenienza, identità. E i nativi democratici hanno le idee chiare. Giuseppe Cerbone: "La differenza è nel fatto che noi siamo la prima generazione post-ideologica. Prima della militanza abbiamo bisogno di costruire la nostra identità. E tanti di noi la cercano nella bellezza". Perché è intorno a questo punto che "cerchiamo di realizzare, giorno dopo giorno, la nostra azione politica, le nostre battaglie, la nostra voglia di migliorare". Ancora: "E' solo innescando questo tipo di dialettica che possiamo avere la possibilità di aggiornare i metodi di governo, di proporci come classe dirigente".    

Poi la pausa all'autogrill. Il parcheggio pieno di autobus, tricolori e bandiere del Pd. Saluti, abbracci. Altre sigarette e un'occhiata alle condizioni meteo. Poi incontri tra vecchi compagni di partito, previsioni sui contenuti del discorso di Bersani e l'attesa per quello che dirà Roberto Vecchioni. Una festa dell'impegno. Con lo sguardo rivolto a martedì, quando "forse Berlusconi capirà di dover fare un passo indietro". Quando "finalmente saremo pronti a lavorare concretamente alle proposte che abbiamo elaborato". Economia, scuola, lavoro, infrastrutture. Idee intorno a cui tessere la rete di salvataggio per mettere in sicurezza e ricostruire il Paese. Con la speranza che partendo da piazza San Giovanni, oggi, l'Italia migliore inizi a sostituire quella opaca e stanca stretta dalla morsa finale del berlusconismo. 

 
Licenziamo Berlusconi e il suo governo PDF Stampa E-mail
Scritto da RUN CAMPANIA   
Venerdì 28 Ottobre 2011 10:55

Il tentativo di Berlusconi e del ministro del Lavoro Sacconi è stato sempre chiaro, concedere alle imprese la libertà di lincenziare per rompere i sindacati e creare una rivolta sociale nel Paese. Una guerra tra poveri dove chi continua ad arricchirsi sono sempre i soliti signorotti e chi continua ad impoverirsi sono la maggioranza delle famiglie italiane, lavoratori precari e studenti. La lettera inviata all' Ue firmata dal presidente del consiglio è uno schiaffo al mondo del lavoro e a tanti lavoratori che negli anni con le loro lotte hanno conquistato diritti e democrazia. Questa situazione ha portato finalmente all'unità sindacale che è fondamentale in questo momento. Bisogna agire uniti contro  un governo e un ministro del Lavoro che odia i lavoratori come afferma la leader della CGIL Susanna Camusso in una intervista all'Unità.

Sacconi, dice Camusso, ha un atteggiamento vendicativo e immotivato che si materializza nell'idea singolare che si possa rimettere in sesto l'economia di un paese mortificando i diritti, senza rendersi conto d'aver in questo modo dato corpo ad una politica fallimentare. Il governo non può modificare la legge attuale, la 223 del 1991 che prevede in caso di crisi che azieda e sindacati di comune accordo chiedono gli ammortizzatori sociali, prima la Cig e poi la mobilità. Funziona benissimo e non c'è ragione di cambiarla.

Il dato preoccupante è che in questi anni abbiamo assistito solo a tagli alla scuola, all'università ai servizi sociali e nemmeno oggi in questa lettera si parla di prendere i soldi dagli evasori, dai grandi patrimoni, dai grandi costi della politica per uscire dalla crisi.

Abbiamo urgente bisogno di mobilitarci, creare momenti di discussione con tutti i soggetti politici e sociali del centrosinitra per creare una vera alternativa. La R.U.N Campania sarà presente in tutte le piazze e nei luoghi dove si contrasta l'azione di questo governo perchè insieme a studenti e lavoratori che costruiremo la vera alternativa in questo paese.

Arturo Formola

Coordinatore regionale R.U.N

 
«InizioPrec.12345678910Succ.Fine»

Pagina 1 di 13
 




EUROBRUNETTA



Multimedia



ISCRIVITI AL GRUPPO UFFICIALE
mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
mod_vvisit_counterOggi446
mod_vvisit_counterQuesta settimana446
mod_vvisit_counterQuesto mese3330
mod_vvisit_counterAll days162884

We have: 1 guests, 3 bots online
IP: 38.107.179.211
 , 
Oggi: Feb 06, 2012